Geologia, sismica e suoli

6. Piazza Santo Stefano

7 La Basilica di Santo Stefano (cotto, arenaria, selenite, varie litologie)Il complesso monumentale di Santo Stefano o delle Sette Chiese rappresenta da un punto di vista litologico uno straordinario archivio. A causa delle continue distruzioni, riedificazioni, restauri succedutisi a partire dall’epoca romana fino al 1900, in questo luogo è possibile osservare, accanto alle pietre locali, molte litologie differenti:  marmo, diaspro, porfido, calcare d’Istria, rosso ammonitico, serpetinite.

Una visita al chiostro medievale ci offre l’occasione di parlare del marmo. Nel muro del ballatoio che circonda il pozzo possiamo osservare delle lastre di marmo, probabilmente di Carrara e del periodo tardo di Roma imperiale. Il marmo è una roccia metamorfica, costituita da calcite e/o da dolomite. Il metamorfismo è un complesso fenomeno che avviene quando rocce preesistenti sono trascinate a grandi profondità dove la temperatura e la pressione di carico sono così alte da indurne una completa ricristallizzazione allo stato solido. Questo determina il passaggio di calcari e dolomie a marmi. Tra i marmi italiani, famoso è quello di Carrara; tra i marmi greci sono famosi il marmo pario e il marmo cipollino. A Bologna l’uso di questa pietra  nei monumenti storici non è frequente.  I marmi apuani, greci e africani, giunsero a Bologna solo in epoca imperiale romana. Poi il loro uso cessò del tutto per riprendere solo molto più tardi, in epoca moderna.

Il paramento murario della Chiesa del Santo Sepolcro, lato Cortile di Pilato mostra un mosaico realizzato con tessere di porfido antico rosso antico, porfido verde antico e di altre litologie. Il porfido è una roccia magmatica effusiva, molto dura, resistente all’abrasione e lucidabile, di diversi colori. Questo tipo di rocce si sono formate dal rapido raffreddamento della lava. Sono caratterizzate da una struttura tipica, in cui si osservano grossi cristalli immersi in una matrice costituita da cristalli di piccolissime dimensioni. I porfidi utilizzati per lastricare le vie di Bologna provengono dal Trentino Alto-Adige e sono stati tutti messi in opera dopo la realizzazione della ferrovia.

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