Geologia, sismica e suoli

Sentiero geo-paleontologico “Le Conchiglie”

mappa locationIl sentiero geo-paleontologico si trova all’interno dell’azienda agrituristica e zootecnica “Le Conchiglie” associata alla rete degli Agriturismi dell'Appennino Bolognese legati ai siti d'interesse geologico.
 

Come arrivare:
Dal centro di Sasso Marconi si imbocca la via del Castello, direzione Lagune seguendo le indicazioni per l'Agriturismo Le Conchiglie.

Per informazioni e visite:
Agriturismo Le Conchiglie
Via Lagune, 76/1 40037
Sasso Marconi (BO)

Il sentiero geo-paleontologico è un breve itinerario, scandito da 3 grandi cartelli esplicativi, che conduce a uno scavo paleontologico dove si possono osservare le rocce plioceniche e il loro straordinario contenuto in fossili. Il primo cartello racconta le principali tappe della storia della Terra e dell'evoluzione della vita durante gli ultimi 250 milioni di anni. Nel secondo sono descritte, con illustrazioni, foto e testi, la paleogeografia del golfo pliocenico e le rocce che ebbero origine sui fondali di questo golfo. Accanto allo scavo, l'ultimo cartello illustra nel dettaglio i più importanti molluschi fossili rinvenuti durante gli scavi, inquadrandone ambienti e modi di vita, spiegando i risultati delle ricerche scientifiche svolte dal Dipartimento di Paleobiologia dell'Università di Urbino.

 

Pannelli esplicativi

     

 

Foto del percorso "Le Conchiglie"

  

Pannello 1: Come si è formata l’Italia

Nel Triassico superiore frammenti di territorio italiano si trovavano sparsi tra il continente europeo, il braccio oceanico della Tetide e il continente africano. Si trattava di aree in parte emerse e in parte sommerse, dove aride pianure continentali passavano a bassi fondali marini di tipo tropicale, dai quali emergevano imponenti scogliere coralline.

La rotazione del blocco continentale formato da Sardegna e Corsica, iniziata 30 milioni di anni fa. Questa micro-zolla si allontanò dal margine di Francia e Spagna e, con un movimento in senso antiorario, terminato circa 16 milioni di anni fa, si posizionò nel mezzo del Mediterraneo, causando anche lo spostamento dell'asse di allungamento della nostra penisola.

Durante il Miocene medio, 16-17 milioni di anni fa, gran parte del territorio italiano si trovava ancora sommerso. Le terre emerse formavano una penisola stretta e discontinua, bordata da un esteso mare, le cui profondità variavano molto. A nord, la catena delle Alpi era già in gran parte emersa.

Nel Pliocene, tra 5,3 e 1,8 milioni di anni fa, la penisola italiana aveva acquisito già la direzione di allungamento e la posizione odierne. Le Alpi e l'Appennino terminavano a contatto con il mare, dove una fitta trama di arcipelaghi e isolotti emergeva da fondali marini più e meno profondi.

L'aspetto della penisola italiana durante l’ultimo picco glaciale (18.000 anni fa circa). Il livello del mare scese di 120 metri rispetto a quello odierno e le terre emerse aumentarono globalmente del 18%(equivalenti a tutta l'Europa e il Sud America insieme). L'alto Adriatico si trovava in condizioni subaeree e il fiume Po sfociava all'altezza di Pescara.

 

Pannello 2: Alla scoperta della geografia del passato il golfo pliocenico bolognese

Le rocce che affiorano in questi luoghi si sono formate sui fondali di un piccolo golfo marino durante il Pliocene, tra 5,3 e 1,8 milioni di anni fa. A quel tempo, dove oggi si estende la pianura padana si trovava un mare aperto e profondo, la cui linea di costa correva ai piedi delle prime colline appenniniche. Nella zona compresa tra gli attuali corsi dei fiumi Reno e Idice, il mare padano si addentrava verso le montagne disegnando un'insenatura, un vero e proprio golfo (detto "intrappenninico" per la sua posizione interna all'Appennino), nel quale sfociavano diversi corsi d'acqua. Questi ultimi possono essere considerati i precursori di Reno, Setta, Savena, Zena e Idice, dal momento che raggiungevano il mare dopo aver percorso valli più o meno coincidenti a quelli attuali. Sfociando nel golfo, i torrenti pliocenici depositavano piccolo golfo marino durante il Plioceneil loro carico di detriti: presso le foci deltizie, dove i corsi d'acqua diminuivano rapidamente velocità, venivano abbandonati i ciottoli e i granuli di sabbia, mentre nelle aree lontane dalla costa si disperdeva la parte più fine dei materiali trasportati (argille e limi), che si depositavano lentamente su fondali tranquilli. La regione costiera era situata nella fascia oggi compresa tra Medelana, Monterumici e Monte delle Formiche, mentre il mare si approfondiva verso nord, dove oggi si trovano Pontecchio Marconi, Pieve del Pino, Pian di Macina e la media valle del torrente Zena.

Tra questi ultimi molto importanti sono la balenottera e i delfini trovati nel 1862 a San Lorenzo in Collina, i resti di balenottera trovati a Pradalbino nel 1863, lo scheletro quasi completo della balenottera ritrovata nel 1965 presso Gorgognano (Pianoro), e la "foca" Felsinotherium forestii trovata nei presso di Riosto nel 1871 (si tratta dell'unico esemplare quasi completo noto di questa specie). Tra le rocce si possono trovare anche tronchi e foglie fossili, grazie ai quali si può ipotizzare il tipo di vegetazione che si sviluppava nelle regioni attorno al golfo. Si trattava di foreste dominate da lauri, lecci, querce e da altre specie legate a un clima tendenzialmente più caldo di quello attuale. I più importanti reperti e diverse collezioni fossili del Pliocene bolognese sono conservati presso il Museo Paleontologico G. Capellini dell'Università di Bologna.
Modello geologico depositi pliocenici

Lungo le coste del golfo pliocenico i torrenti sfociavano in mare formando un peculiare sistema di sedimentazione, in parte emerso e in parte sommerso, chiamato delta-conoide. I conoidi alluvionali sono accumuli dalla tipica forma a tronco di cono, normalmente associati allo sbocco in pianura dei torrenti di montagna, dove per la brusca diminuzione di pendenza e l'apertura della valle, la corrente fluviale perde rapidamente energia e abbandona in breve il carico di detriti trasportato. Nel caso dei torrenti pliocenici i conoidi erano costretti a svilupparsi sott'acqua, come solitamente avviene nei laghi montani, formando un accumulo di sedimenti "ibrido", intermedio tra quello che si crea in corrispondenza di un delta marino e quello tipico di un conoide alluvionale. In queste condizioni gli ambienti di sedimentazione erano dominati dalle forti energie delle acque fluviali e i materiali trasportati sino alle foci erano molto grossolani, con abbondanti ciottoli e sabbie. Il forte apporto di sedimento avrebbe colmato presto il golfo, se non fosse stata contemporaneamente attiva la subsidenza, ovvero l'abbassamento dei fondali legato a movimenti geologici locali. Il ruolo della subsidenza entrò in gioco sin dalla formazione della depressione occupata dal golfo, e proseguì mantenendone la profondità, creando quindi lo spazio necessario all'accumulo di sedimenti.

 

Sezione geologica schematica attraverso i depositi plioceniciSezione geologica schematica attraverso i depositi pliocenici

Il golfo pliocenico era impostato su rocce che si erano formate diverse decine di milioni di anni prima, una coltre che l'orogenesi appenninica, iniziata circa 50 milioni di anni prima, aveva già deformato e spostato di molti chilometri dal luogo di origine. A partire da 5 milioni di anni fa, il sollevamento e le deformazioni legati all'orogenesi hanno coinvolto la parte "esterna" della catena montuosa, ossia la zona dei rilievi collinari, e di conseguenza il golfo pliocenico ne è stato interessato mentre era in corso il suo riempimento.

I depositi pliocenici sono stati quindi pienamente coinvolti in queste dinamiche. I sedimenti più antichi del golfo, di conseguenza, si trovano oggi circa 20 km a nord-est della posizione in cui si depositarono, mentre il sollevamento ha portato gli antichi depositi di spiaggia a formare le alte pareti del Contrafforte, sino alla quota di 654 metri della cima del Monte Adone.

Pannello 3: Le conchiglie di Sasso Marconi

Numerose ricerche paleontologiche, relative ai Molluschi marini, hanno portato all’individuazione di importanti giacimenti fossiliferi. Il sito “Lagune” di Sasso Marconi è uno di questi.
I Molluschi sono organismi caratterizzati da un corpo molle, generalmente protetto da una conchiglia esterna di natura calcarea; tuttavia, alcuni Molluschi sono dotati di una struttura scheletrica interna (come l’attuale seppia) e altri sono del tutto privi di parti dure (come alcune lumache terrestri o l’attuale polpo).
I Molluschi fossili del sito “Lagune” sono rappresentati prevalentemente da Gasteropodi, Bivalvi, e Scafopodi e da rarissime placche di Poliplacofori. Allo stato attuale delle ricerche, sono state individuate complessivamente 153 specie distribuite tra macro e microMolluschi.

 

Le specie più comuni di Gasteropodi sono Aporrhais pespelecani, Cochlis raropunctata raropunctata, Phalium saburon, Sveltia varicosa, Solatia hirta, Conus antidiluvianus, Gemmula contigua e Bathytoma cataphracta, accompagnate da forme microscopiche di Bittium reticulatum, Turritella tricarinata, Nassarius semistriatus e Ringicula auriculata. I Bivalvi più diffusi sono Anadara diluvii, Glycymeris insubrica, Ostrea edulis, Venus foliaceolamellosa e Pelecyora gigas insieme a forme microscopiche di Sacella commutata, Lembulus pella, Acanthocardia echinata, Spisula subtruncata, Donax venustus, Timoclea ovata e Corbula gibba. Tra gli Scafopodi domina Dentalium sexangulum e, tra le forme microscopiche, Fustiaria rubescens.
Scala tempo geologicoNel suo complesso l’associazione è riferibile alla parte media del Pliocene (3,6-2,59 milioni di anni fa) ed è indicativa di un substrato molle, fangoso-sabbioso- detritico, posizionato tra il piano infralitorale (dal livello minimo della bassa marea a circa 50 metri di profondità) e il circalitorale (da 50 a 200 metri di profondità).
I Gasteropodi sono prevalentemente rappresentati da specie carnivore; alcune vivono al di sopra del substrato (epifaunali), altre infossate all’interno dei sedimenti (infaunali). Numerose sono anche le specie detritivore che prelevano il detrito alimentare dalla superficie del substrato. Sono presenti anche rarissimi frammenti di Gasteropodi pelagici (vivono nella massa d’acqua) come Atlanta (carnivoro), Euclio e Diacria (erbivori).
Tra i Bivalvi dominano le specie infaunali e filtratrici (che per alimentarsi devono filtrare l’acqua, facendola entrare nella cavità branchiale).
Gli Scafopodi sono infaunali e depositivori, cioè si nutrono della materia organica in decomposizione e dei batteri che prendono parte a questo processo all’interno del sedimento.
I Poliplacofori vivono su substrati duri e possono essere carnivori, detritivori ed erbivori nelle acque più superficiali. Alcune specie che vivono in acque più profonde possono anche nutrirsi della cellulosa derivante dai resti di piante continentali sommerse sulle quali vivono e dei batteri responsabili della loro decomposizione.
Il mare nel quale vivevano i Molluschi del sito “Lagune” era sicuramente caldo, come suggerisce la presenza predominante di specie tropicali. Alcune delle specie identificate sono tuttora viventi, alcune scompaiono nel Pliocene e altre sono segnalate fino al Pleistocene. I principali eventi di estinzione pliocenica si verificarono, in seguito ad un significativo raffreddamento climatico, tra 3,5 e 2.59 milioni di anni fa, e interessarono Conus antidiluvianus, Bathytoma cataphracta e Strioterebrum pliocenicum tra i Gasteropodi e Venus foliaceolamellosa e Pelecyora gigas tra i Bivalvi.

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pubblicato il 2012/08/06 14:50:00 GMT+2 ultima modifica 2019-04-04T09:01:54+02:00

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