Parchi, foreste e Natura 2000

IT4080005 - ZSC - Monte Zuccherodante

Superficie: 1097 ettari
Province e Comuni interessati: FORLI'-CESENA (Bagno di Romagna)

Territorio confinante con IT5180018 ZSC "Foreste di Camaldoli e Badia Prataglia" della Regione Toscana

Formulario

Formulario Natura 2000 del sito IT4080005 (pdf168.31 KB)

Note esplicative al formulario (pdf1.26 MB)

Enti gestori

Regione Emilia-Romagna

Strumenti di gestione

Misure Specifiche di Conservazione e Piano di Gestione (pdf5.02 MB) 

Descrizione e caratteristiche

Il vallone del Fosso del Chiuso, dall'aereo trapezio del Monte Zuccherodante giù verso i torrioni di Castel dell'Alpe, fino alla confluenza col Fosso del Capanno. Foto Stefano Bassi, archivio personalePropaggine sud-orientale delle Foreste Casentinesi (che pur estendendosi storicamente da Ovest fino al territorio di Badia Prataglia, proseguono a ridosso del crinale appenninico verso oriente fino ed oltre a Verghereto), il sito si colloca tra la Statale dei Mandrioli e il tratto dell’alto Savio che scorre dalle Riti giù fino alla confluenza del Fosso della Becca, alle porte di Bagno di Romagna. Comprende i grandi solchi del Fosso Capanno e del Fosso del Chiuso, che scendono dal Monte Zuccherodante precipitando attraverso profondi valloni fino alla confluenza poco a monte del caratteristico Molino delle Gualchiere, dopo aver aggirato gli acrocori di Nasseto e Casanova-Castel dell’Alpe. E’ una zona forestale montana di grande interesse naturalistico, adiacente al Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, interessata quasi per metà dalle proprietà demaniali regionali di Nasseto e Manenti, poi dall’”area wilderness” del Fosso Capanno e infine dalla Foresta Comunale di Bagno tra Zuccherodante e i Mandrioli. La grande faggeta sommitale, quasi tutta a fustaia, degrada sui sottostanti estesi e per lo più invecchiati cedui di latifoglie miste, con qualche castagneto e rimboschimenti (è boscato il 75% del sito) all’altezza degli antichi e radi insediamenti che colonizzarono queste valli e che biancheggiano oggi pressochè in rovina tra ondulazioni pascolive di praterie ed arbusteti, del tutto prive di frazioni coltivate. Tutta l’area insiste sulla Formazione Marnoso-arenacea romagnola (Miocene), caratterizzata dalla continua alternanza di strati più duri (arenacei) e teneri ed erosi (marne), che determinano affioramenti vistosi, di grande interesse paesaggistico, come per esempio le notissime “Scalacce” (Statale dei Mandrioli) o come le curiose, aeree creste marnose d’accesso a monte dell’acrocoro di Nasseto oppure ancora come i bizzarri denti arenaceo-calcarei, con anfratti e pseudo-inghiottitoi, originati dalla sconvolta tettonica dei dintorni di Castel dell’Alpe. La varietà di ambienti, ben conservati, determina la presenza di sedici differenti habitat d’interesse comunitario, dei quali sette prioritari, che coprono complessivamente circa la metà della superficie del sito, con prevalenza per i tipi forestali (ben sei diversi dei piani submontano e montano) su quelli prativi (sei, due dei quali di tipo rupestre).

Vegetazione

Faggeta. Foto Stefano Mazzotti, Mostra e Catalogo Biodiversità in Emilia-Romagna 2003La fustaia di Zuccherodante, ben visibile anche da lontano come un muro verdeggiante di chiome globose, vide spegnersi i fuochi delle ultime carbonaie mezzo secolo fa. La faggeta ammanta ripidi valloni solcati da strisce di Olmo montano, Frassino maggiore e altre specie meso-termofile; verso i Mandrioli si mescola a tratti con abete bianco, che a sua volta forma alcune abetine di origine artificiale. Generalmente la faggeta, tra i 700 e i 900 m, tende a fluttuare tra fisionomie di cerreta mista e boschi con Carpino nero. Ai piedi dell’ultima, larga erta trapezoidale, si estende uno scalino proteso tra i burroni, la “piana“ di Felcettino, ombreggiata dalla più bella fustaia mista di Cerro, Carpino bianco e Ciliegio di tutto l’Appennino romagnolo. Le forre sottostanti, pressochè inaccessibili, sono il regno di Sorbo montano, Maggiociondolo e aceri con qualche Tiglio e salici arbustivi lungo i numerosi corsi d’acqua, che solcano estesi Ostrio-Querceti submontani differenziati in base all’esposizione dal tipico laburno-ostieto al più xerofilo querceto di roverella. Non è accertata, ma possibile, la presenza dell'Ontano bianco e forse anche del Carpino orientale. Nei valloni sottostanti il Chiuso staziona il rarissimo Borsolo (Staphylea pinnata). Sono compresi anche limitati nuclei di castagneti, in genere abbandonati e spontaneamente reintegrati con la flora (alberi, arbusti ed erbe) del querceto misto mesofilo. Le praterie e gli arbusteti, prevalentemente meso-xerofili, sono talora ridotti a gariga per mancanza di terreno. Più frequenti presso Nasseto, ospitano alcune presenze termofile come Dianthus monspessulanus e numerose orchidee, peraltro diffuse su tutta l’area con specie affatto comuni, tra le quali Ophrys insectifera, Orchis pallens e Orchis mascula.

Taxus baccata. Foto Maurizio Bonora, Mostra e Catalogo Biodiversità in Emilia-Romagna 2003Fauna

La collocazione esterna al Parco e la difficile accessibilità di molti settori del sito hanno finora impedito un censimento floro-faunistico completo e monitorabile. Il Lupo è presente nell'ambito di erratismi che interessano anche altri siti appenninici e non mancano tra i mammiferi l’Istrice e la Puzzola (Mustela putorius). E’ segnalato almeno un chirottero d’interesse comunitario, il vespertilio Myotis myotis. Tra gli uccelli, Averla piccola, Tottavilla e Falco pecchiaiolo sono nidificanti. Tra le specie di ambiente forestale e di transizione, figurano anche Prispolone, Codirossone, Torcicollo, Rondine montana e Lodolaio. Tra i Vertebrati minori sono segnalati l’Ululone appenninico (Bombina pachypus), la Salamandrina dagli occhiali (Salamandrina terdigitata) e l’ancor più rara Salamandra pezzata (Salamandra salamandra) oltre al serpente Colubro di Esculapio (Zamenis longissimus). Nei torrenti, freschi e puliti, vivono almeno un pesce (il Vairone Leuciscus souffia) e un crostaceo, il Gambero di fiume Austropotamobius pallipes di importanza naturalistica. Infine, almeno due specie di Invertebrati sono di interesse conservazionistico: Percus passerinii e Nebria fulviventris, oltre alla prioritaria per interesse comunitario Rosalia alpina.

Per saperne di più

Le Aree Wilderness

Cartografia

Carta di dettaglio (pdf5.68 MB)

Inquadramento territoriale

Azioni sul documento

ultima modifica 2019-12-18T15:39:46+01:00
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