Parchi, foreste e Natura 2000

Geomorfologia

Riserva regionale Rupe di Campotrera

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I basalti delle colline matildiche

Attivita estrattiva del passatoLungo il versante destro dell’Enza, le dolci colline argillose sono dominate da alcuni erti e scuri scogli ofiolitici, che in virtù della loro natura rocciosa e della posizione strategica un tempo ospitarono insediamenti fortificati, tra i quali spiccano quelli di Rossena e Rossenella, il primo sormontato dalla rocca omonima e il secondo dalla torre detta “la Guardiola”. In questo composito paesaggio si distingue la massiccia mole del Monte Campotrera (446 m), dalla forma ampia e tozza e dal profilo spiccatamente asimmetrico, che si raccorda con dolcezza al crinale tra i rii Cerezzola e Vico, entrambi affluenti dell’Enza, quasi a formare un largo promontorio che si affaccia sulla valle del torrente. Visto dal fondovalle del rio Cerezzola e dal paese omonimo, il monte assume invece l’aspetto di un elevato e disarticolato contrafforte, la cosiddetta Rupe, per lo più esposto a sud e segnato da aspre e denudate pareti rocciose. Il nitido contrasto, nei profili e nelle forme, tra la rupe e i pendii circostanti, rimarcato dalle differenti coperture vegetali, segna il confine geologico tra le rocce ofiolitiche e quelle in prevalenza argillose, ben riconoscibili nei bacini calanchivi e nei movimenti franosi ai piedi del rilievo. In questo selvaggio contesto la presenza dell’uomo sembra particolarmente distante, se non fosse per i due grandi elettrodotti che attraversano il fronte roccioso, ma ancora nel recente passato l’area è stata oggetto di un’intensa attività estrattiva che per qualche tempo ha segnato la vita e l’economia della popolazione locale. Alle due estremità orientale e occidentale, infatti, la Rupe di Campotrera è visibilmente intaccata dalle tracce delle passate escavazioni e dai vecchi fronti di cava che, avendone sezionato le pendici, oggi offrono l’opportunità di osservare con estrema nitidezza la struttura geologica del rilievo e le sue rocce.

Sui fondali di un remoto oceano

Ofiolite e torre di RossenellaAi primi del ’900 il geologo svizzero Steinmann scrisse che “Di fronte al fatto della quasi generale presenza di quelle rocce eruttive, appare veramente sorprendente la circostanza (…) che nell’Appennino non si osserva neppure un solo camino eruttivo ofiolitico…”, sintetizzando un interrogativo che inquietò a lungo coloro che studiavano le rocce ofiolitiche dell’Appennino settentrionale. Si tratta, infatti, di rocce di natura palesemente magmatica e metamorfica che, come accade in modo esemplare nella zona tra Rossena e Campotrera, si trovano immerse in un contesto geologico che pare assolutamente estraneo, fatto di rocce sedimentarie quasi sempre argillose. Questa apparente incongruenza si è risolta solamente nel secondo dopoguerra, grazie alle interpretazioni scaturite dalla “Teoria della Tettonica a Zolle”. Ispirandosi a questo modello, che spiega con straordinaria efficacia le dinamiche attuali e passate della Terra, i geologi hanno compreso che le strane “rocce verdi” chiamate ofioliti, per l’aspetto che ricorda la pelle dei serpenti, avevano avuto origine in remoti ambienti oceanici, in situazioni geografiche e geologiche del tutto simili a quelle delle attuali dorsali medio oceaniche. L’origine delle ofioliti appenniniche, infatti, è legata alle vicende geologiche che, 180 milioni di anni fa, portarono all’apertura di un “piccolo” braccio oceanico, chiamato dai geologi Oceano Ligure-Piemontese, collegato verso est alla vasta area oceanica della Tetide, che separò la massa continentale africana da quella europea.
Come tutte le ofioliti, anche il Monte Campotrera custodisce straordinarie testimonianze di questa complessa e remota storia geologica. Il monte, infatti, è quasi per intero formato da antichissime lave basaltiche, derivate da magmi provenienti dalle profondità del mantello terrestre, eruttate nel Giurassico superiore (150 milioni di anni fa) da apparati vulcanici estesi sul fondo dell’Oceano Ligure-Piemontese. Le lave di Campotrera, come quelle delle vicine rupi di Rossenella e Rossena, presentano la tipica struttura “a cuscini” (pillows lavas nella letteratura anglosassone) dovuta al rapido raffreddamento subacqueo del magma, che a contatto con l’acqua marina solidifica molto rapidamente, formando masse sferoidali che rotolano lungo i pendii e si accumulano al loro piede. Questi cuscini di lava hanno una struttura tipica, con uno strato esterno vetroso, privo di ordine cristallino e spesso di colore verdastro, mentre verso l’interno la roccia basaltica è nera e, guardata con la lente o al microscopio, rivela la presenza di piccoli cristalli. In sezione i cuscini sono attraversati da una tipica fratturazione a raggiera, dovuta alla contrazione subita dalla roccia durante il rapido raffreddamento. Queste lave basaltiche, povere in silice ma ricche in minerali di ferro e magnesio, alterandosi assumono un colore rosso cupo, dovuto alla formazione di ossidi di ferro (Rossenella e Rossena devono a questo fenomeno i loro toponimi).
Tra gli scuri affioramenti della Rupe, poco sotto la cima del monte, si distingue bene anche a distanza un singolare affioramento roccioso dalla colorazione decisamente più chiara: si tratta di un piccolo lembo di granito, una delle più rare e affascinanti tra le rocce associate alle ofioliti appenniniche, che in questo contesto quasi certamente rappresenta un minuscolo frammento di crosta continentale imbrigliato tra le ofioliti durante le complesse fasi tettoniche e documenta la transizione tra le rocce degli antichi continenti europeo e africano e i fondali dell’Oceano Ligure-Piemontese.
I rilievi intorno al Monte Campotrera, invece, sono formati da rocce sedimentarie eterogenee, in prevalenza argillose e di aspetto caotico, come negli affioramenti calanchivi che segnano la valle del torrente Cerezzola. Queste rocce, che i geologi hanno denominato Melange di Rossena e Argille Varicolori, formano vere e proprie coltri, messe in movimento da gigantesche frane sottomarine che si verificarono probabilmente nel Cretaceo superiore (85 milioni di anni fa), nonché da spinte subite durante l’orogenesi. Questi complessi argillosi inglobano i grandi frammenti lavici di Campotrera, Rossena e Rossenella e alcuni piccoli lembi di serpentiniti, gabbri e brecce ofiolitiche che si trovano disseminati tra i rii Vico e Cerezzola.

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pubblicato il 2012/05/28 18:00:00 GMT+2 ultima modifica 2019-02-12T10:14:08+02:00

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