Geologia, sismica e suoli

in_Move

Sistema informativo della subsidenza nella fascia costiera che raccoglie i dati geologici e di monitoraggio necessari allo studio del fenomeno

CesenaticoLe pianure costiere, soprattutto quelle intensamente antropizzate e caratterizzate da quote basse come la fascia costiera dell’Emilia-Romagna, sono particolarmente vulnerabili agli effetti dei cambiamenti climatici previsti per il 21° secolo, se si considerano il potenziale "innalzamento del livello del mare" e l’aumento della frequenza degli eventi di "storm surge".

Ad aggravare fortemente questi scenari influisce certamente la subsidenza, il fenomeno di abbassamento del suolo che è legato sia a cause naturali (processi geologici) che antropiche (in particolare l’estrazione di fluidi dal sottosuolo) e che rappresenta uno dei processi geologici più preoccupanti per il futuro degli ambienti di transizione come le aree umide, i delta e le lagune (qui si rimanda al paragrafo subsidenza). In alcune zone della costa emiliano-romagnola la subsidenza è caratterizzata da tassi piuttosto elevati, rispetto a quelli naturali di 2-6 mm/a (Gambolati et al 1999), e, per questo, è oggetto di un’intensa attività di monitoraggio da parte della Regione, attraverso
Arpa-e, da parte degli enti locali e delle compagnie petrolifere che operano lungo la fascia costiera e nelle concessioni petrolifere off-shore.

Va sottolineato che negli ultimi decenni sono state sviluppate nuove tecnologie per il monitoraggio e per la modellazione matematica  della subsidenza che hanno consentito di migliorare la conoscenza del fenomeno e di quantificarne gli effetti alla scala regionale e locale. Queste nuove frontiere permettono di analizzare meglio, rispetto al passato, il contributo delle diverse componenti naturali e/o antropiche e di individuare misure di mitigazione più pertinenti e mirate.    

DB in_movePer approfondire il tema dell’influenza della subsidenza sulle dinamiche e sui rischi costieri, il SGSS ha sviluppato un geodatabase denominato in_Move,  quale parte del Sistema Informativo del Mare e della Costa e attualmente accessibile solo ai tecnici regionali. In esso sono stati archiviati ed elaborati tutti i dati di monitoraggio della subsidenza disponibili lungo la fascia costiera, oltre  alle cartografie recenti e storiche, che insieme permettono di inquadrare il problema alle diverse scale temporali e di analizzare il rapporto con le altre dinamiche geologiche e sedimentarie.

Un forte impulso all’implementazione dello strumento è avvenuto grazie al Protocollo d’intesa Angela-Angelina 2010- 2013, siglato tra Regione Emilia-Romagna, Provincia e Comune di Ravenna e Eni, che ha incluso, tra le attività, il trasferimento alla regione di tutti i dati di monitoraggio della subsidenza costiera acquisisti da Eni, collaudati da enti terzi quali l’Università di Bologna.

I principali dati inseriti nel geodatabase sono (figura allegata):

  • Mappe delle isocinetiche storiche
  • Mappe delle isocinetiche monitoraggio regionale: 1984 1987, 1993, 1999, 2005   
  • Dati SAR acquisiti da Arpae-RER, dal Ministero dell’Ambiente nell’ambito del piano Nazionale di Telerilevamento e da Eni
  • Dati GPS: Eni, INGV, RER-SGSS
  • Misure  assestimetriche: Eni e  RER-SGSS

I dati, sono stati opportunamente georeferenziati e elaborati in modo da renderli confrontabili, con tutti gli altri dati geologici, geomorfologici e degli usi del suolo e del mare disponibili, al fine di sviluppare studi specifici riguardo alle componenti geologiche e antropiche della subsidenza.

Sono in corso, in particolare, approfondimenti sulle  seguenti tematiche:

  • Valutazione dell’influenza della compattazione dei depositi Olocenici sui valori di subsidenza costiera. Nell’ambito del succitato protocollo d’intesa, il SGSS-RER ha avuto l’opportunità di installare, a fine 2013, due assesti metri poco profondi, ancorati  a circa 30 m dal piano campagna, al tetto della successione Pleistocenica.  Questi sensori, rispettivamente ubicati a Gorino e a Lido di Classe, permetteranno nel tempo e una volta completata anche la caratterizzazione  geologica e geotecnica degli stessi depositi, permetteranno di discriminare il contributo della subsidenza legato alla semplice compattazione naturale dei depositi più recenti (olocenici), ancora molto soffici e deformabili.
  • L’altro approfondimento riguarda il contributo alla subsidenza determinato dalla nuova antropizzazione e quello legato ai prelievi di idrocarburi dal sottosuolo. Queste analisi, tuttora in corso, sono rese possibili grazie alla ampia disponibilità di dati sulle dinamiche dell’uso del suolo della fascia costiera negli ultimi 60-70 anni in_Coast  e ai dati sugli impianti off-shore disponibili nella banca dati in_Sea.

 

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pubblicato il 2016/12/20 15:30:00 GMT+2 ultima modifica 2017-02-14T14:32:00+02:00

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