Parchi, foreste e Natura 2000

Parco regionale Stirone e Piacenziano

Un torrente che scorre tra pareti ricche di fossili e, sulle alture, i castelli di Vigoleno e Scipione e nove stazioni di eccezionale importanza geologica e paleontologica nelle colline piacentine.

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Istituito nel 2011. 
2716 ha di superficie complessiva.
Province di Piacenza e Parma.
Comuni di Alseno, Castell'Arquato, Carpaneto Piacentino, Gropparello, Lugagnano Val d'Arda, Vernasca (PC), Fidenza, Salsomaggiore Terme (PR)

Esplora il territorio del Parco con la cartografia interattiva

foto: “Cascatelle” di San Nicomede: qui l’erosione del torrente ha creato un vero e proprio canyon particolarmente suggestivo - Archivio ParcoIl parco istituito nel 2011 dall'unione del Parco regionale dello Stirone e della Riserva naturale geologica del Piacenziano si sviluppa per 14 km lungo la valle dello Stirone, dove dagli anni cinquanta le attività estrattive legate alla realizzazione dell'Autostrada del Sole causarono una forte ripresa dei processi erosivi, portando alla luce strati ricchi di fossili attraverso i quali sono state ricostruite importanti fasi dell'orogenesi appenninica. Il torrente Stirone che serpeggia in un paesaggio agricolo, è affluente di sinistra del Taro, in cui sfocia poco prima che questi confluisca nel Po, segnando i confini tra le province di Parma e Piacenza. Il tesoro più grande del parco che affiora tra le rocce sono i fossili, soprattutto di molluschi e gasteropodi marini, testimoni di condizioni climatiche e ambientali assai diversi da quelle attuali. Il cuore dell'area protetta è il cosiddetto "museo all'aperto", tra San Nicomede e Laurano, il tratto più ricco di giacimenti fossiliferi dove il torrente scorre in un profondo canyon inciso nelle argille del Pliocene. Dal centro visite di Scipione Ponte si può compiere una interessante passeggiata paleontologica lungo il corso d'acqua, costellato da fossili di età progressivamente più recenti. Gran parte dei reperti ritrovati in zona sono esposti nei musei paleontologici di Salsomaggiore e Fidenza. Attorno boschi ripari e querceti collinari tra case sparse e piccoli borghi di impronta medievale. Le ripide pareti lungo il torrente sono un luogo ideale ove i variopinti gruccioni in estate scavano i nidi a galleria. Parte del patrimonio storico della valle sono il castello di Vigoleno, con la pieve romanica di San Giorgio, la fortezza di Scipione e la chiesetta di San Nicomede, dove secondo la tradizione sgorgava una sorgente salsoiodica. Proprio le acque sotterranee ricche di sale sono state sin dall'antichità una preziosa risorsa della zona, dove si sviluppò una vera e propria industria del sale; nell'Ottocento le loro proprietà curative furono alla base della crescente fama delle Terme di Salsomaggiore.
Il territorio precedentemente tutelato come riserva tutela nove stazioni di grande rilevanza stratigrafica e paleontologica distribuite in cinque diverse vallate, dove rupi, pareti rocciose e calanchi interrompono il dolce paesaggio coltivato delle colline piacentine. Negli affioramenti tra le valli dei torrenti Vezzeno e Ongina gli innumerevoli strati rocciosi hanno restituito reperti fossili in ottimo stato e di grande varietà ed abbondanza. Il loro recupero sistematico iniziato dalla fine del Settecento ha portato alla formazione di una delle più importanti collezioni del Pliocene mediterraneo, attirando l'interesse della comunità scientifica internazionale. Questa eccezionale ricchezza di fossili, nota già a Leonardo da Vinci (che ne ha lasciato memoria nel codice Leicester), ha indotto gli studiosi a utilizzare il termine Piano Piacenziano, coniato dal geologo svizzero Karl Mayer, con il quale è oggi indicato il periodo di storia della terra compreso tra 3,5 e 2,5 milioni di anni fa. Il maggior contributo alle conoscenze del Pliocene lo si deve a Giuseppe Cortesi che creò nell'Ottocento una grande ed importante collezione dei reperti fossili locali, riconosciuta poi più tardi dalla comunità scientifica, attraverso lo studio della quale le associazioni faunistiche documentano il cambiamento climatico che accompagnò le grandi glaciazioni.

Le successioni sedimentarie locali rappresentano un caso unico per lo studio dell'evoluzione del bacino padano durante le epoche remote.
Il nuovo Museo Mare Antico e Biodiversità (MuMAB), situato presso il Podere Millepiopppi a Salsomaggiore Terme, conserva uno dei più ricchi e scientificamente interessanti patrimoni paleontologici recuperati nel Bacino Padano. I reperti sono frutto di lunghe ricerche e scavi curati da Raffaele Quarantelli (1930 - 2004) e altri paleontofili salsesi, nell'alveo del torrente Stirone dalla seconda metà del 1960, allorquando l'intensa erosione di fondo operata dalle acque del torrente portò alla luce una serie di sedimenti così ricchi di reperti fossili da suscitare l'interesse della popolazione locale e del mondo scientifico internazionale. Molto suggestiva la "sala immersiva" che proietta il visitatore nell'atmosfera silenziosa ed avvolgente del mondo sottomarino: in essa è conservato lo scheletro della balenottera "Matilde", tra le cui vertebre sono stati ritrovati i denti di uno squalo. Oltre alla sezione "Geopaleontologica", la "Sezione Biologica" del Museo, ci consente di capire ed apprezzare come la storia più remota di questi luoghi abbia plasmato anche l'ambiente di oggi, con i suoi delicati habitat fluviali, determinandone la grande ricchezza in termini di biodiversità. Diorami naturalistici, pannelli illustrati ed exhibit ci portano alla scoperta della ricchezza di varietà biologica che caratterizza oggi il Parco ed a capirne le esigenze di tutela e conservazione.

 

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pubblicato il 2011/12/14 17:50:00 GMT+2 ultima modifica 2020-12-03T17:32:01+02:00

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