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Riserva regionale Alfonsine

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La bonifica delle valli

Mapparisalente al 1723In una zona cosí fortemente antropizzata la presenza di una riserva naturale costituisce, in primo luogo, un rifugio per numerose specie animali e vegetali. Ma svolge anche una importante funzione culturale e didattica, offrendo la possibilità di studiare e sperimentare processi di rinaturalizzazione che facciano rivivere ambienti, come la palude e il bosco umido, con i quali le popolazioni locali hanno avuto profondi legami. Fiumazzo, Taglio Corelli, Madonna del Bosco, Cuorbalestro, sono solo alcune delle località non lontane da Alfonsine che raccontano di un territorio fatto di boschi e acque. Quando un tempo i fiumi e i torrenti vagavano liberi, le frequenti piene si riversavano nelle terre basse e nei bacini compresi tra i dossi fluviali, dove le acque ristagnavano per molti mesi all'anno. Questa situazione é durata almeno fino agli ultimi anni del XV secolo, quando vaste superfici erano ancora occupate dalle cosiddette "valli". Quella di Alfonsine, estesa per quasi 5000 ha, ricopriva le terre tra Lamone e Senio; quella adiacente di S. Bernardino, ancora piú grande, si allargava tra Senio, Santerno e Po di Primaro. Nei primi anni del XVII secolo le acque del Senio e del Santerno vennero fatte rispettivamente fluire nelle valli di Alfonsine e S. Bernardino, e nei decenni successivi le loro copiose torbide ne causarono il progressivo interramento. In una carta della bassa Romagna della metà del '700, la valle di Alfonsine é già scomparsa, quella di S. Bernardino quasi dimezzata e ormai divisa dai depositi del Santerno; innumerevoli scoli, fossi e canali, tra loro paralleli, attraversano la pianura per poi gettarsi nel Po di Primaro. Anche i secoli successivi furono caratterizzati dal disordine idraulico, con frequenti piene che si spandevano nelle terre bonificate. Solo nel nostro secolo, con il rafforzamento delle arginature e la costruzione del Canale di Bonifica in Destra Reno, attivato nel 1930 e portato a compimento alla fine degli anni '60, questi problemi sono stati risolti.

Le tre stazioni

foto: Chiavicone nella Stazione 3: all’interno è ospitata una importante colonia di pipistrelli Ferro di cavallo maggiore (Archivio Riserva)Un territorio, quando viene abbandonato dall'attività umana, va incontro a una serie di trasformazioni che, almeno in linea teorica, terminano con la ricostituzione dell'ambiente naturale piú idoneo. E' quanto sta in qualche misura avvenendo nelle tre stazioni di Alfonsine: una ex cava di argilla, un piccolo lembo di bosco ceduo in area golenale, un tratto dismesso di canale, dove sono andati formandosi ambienti seminaturali.
La stazione 1, lo Stagno della Fornace Violani, fino agli anni '70, era una cava di argilla che serviva l'adiacente fornace, poi demolita. In seguito alla cessazione dell'attività estrattiva, nella cavità si é formato un ambiente umido alimentato dalla falda freatica, con una profondità media di 1,5 m e punte massime di 3-4 m, che occupa in permanenza la maggior parte dell'area protetta. Un fitto canneto si sviluppa dove la profondità é minore e si spinge fin sulle sponde, soprattutto lungo quella fascia, dove le rive degradano piú dolcemente, che é interessata solo periodicamente dalle sommersioni. La sommità delle sponde, costantemente al di sopra del livello dell'acqua, ospita un denso arbusteto e una boscaglia di pioppi e salici.
La stazione 2, il Boschetto dei Tre Canali, si trova all'incrocio dei canali Tratturo, Arginello e Canalina. E' un'area golenale che spesso viene in gran parte sommersa dalle piene; la presenza dell'acqua, che a causa della scarsa permeabilità del terreno tende a ristagnare per periodi piuttosto lunghi, crea condizioni di elevata umidità, favorevoli allo sviluppo del canneto e di un bosco dominato dal pioppo bianco che occupa circa metà della sua superficie.
La stazione 3, la Fascia Boscata del Canale dei Mulini, si estende lungo il tratto terminale del Canale dei Mulini di Fusignano, tra una chiusa ottocentesca e il Reno. La funzione idraulica dell'area é venuta meno nel 1970 e nell'alveo abbandonato, raggiunto solo occasionalmente dall'acqua che durante le maggiori piene risale dal Reno, si é formata una stretta fascia di bosco in prevalenza di salice bianco. La vegetazione soprattutto arbustiva ha ormai colonizzato gran parte della sponda sinistra del canale, mentre su quella destra e su parte del fondo i periodici sfalci contrastano l'invadenza di canne e rovi.

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pubblicato il 2012/05/28 17:59:09 GMT+2 ultima modifica 2012-05-28T19:59:00+02:00

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