Parchi, foreste e Natura 2000

Geomorfologia

Riserva regionale Monte Prinzera

Logo Riserva 

La vedetta delle colline parmensi

foto: il Monte Prinzera si eleva sulla modulata morfologia della media Val Taro, costituendone un inconfondibile connotato paesaggistico - autore A. SaccaniLungo il dolce crinale che separa il Taro e lo Sporzana, svetta la sommità del Monte Prinzera (736 m), con il vicino Monte Prinzerolo (582 m), che supera di ben 300 m la media dei rilievi circostanti. Le contrastanti morfologie di questo paesaggio collinare, tipiche di tutto il medio Appennino emiliano, si devono all'affioramento di rocce a diverso grado di erodibilità. Nell'ossatura geologica della zona dominano infatti unità in prevalenza argillose, caratterizzate da un assetto molto deformato, in cui sono inclusi materiali rocciosi diversi, tra cui quelli di natura ignea noti come ofioliti. Gli affioramenti di ofioliti si distinguono anche a distanza per il colore scuro e l'aspetto spoglio: in questo settore collinare il Monte Prinzera costituisce l'esempio di maggiore estensione, ma aspri dossi minori, tra cui quello piú pronunciato di Rocca Galgano, caratterizzano tutto il versante che dal monte scende verso il Taro.

Le ofioliti

foto: l’erosione selettiva ha determinato il brusco innalzarsi di aspre costiere rocciose ofiolitiche - autore A. SaccaniIl termine ofiolite (dal greco ofios, serpente) descrive un'associazione di rocce vulcaniche, plutoniche e metamorfiche estremamente simili, dal punto di vista chimico-mineralogico, ai materiali rocciosi dei fondali oceanici attuali; a lungo sono state chiamate anche "pietre verdi", per la particolare colorazione che ricorda la livrea di un serpente. Dopo decenni di interpretazioni incerte, agli inizi degli anni '60 venne formulata l'ipotesi secondo cui le ofioliti rappresenterebbero porzioni di antica crosta oceanica incorporate nelle catene montuose durante l'orogenesi. Nella successiva, rapidissima evoluzione delle conoscenze geologiche, che provocó una vera e propria rivoluzione nelle scienze dalla Terra, l'ipotesi venne ripresa, diventando un importante tassello nella formulazione della Teoria della Tettonica a Zolle. Secondo le ricostruzioni ispirate a questo modello, gli oceani e le catene montuose rappresentano fasi diverse di uno stesso ciclo tettonico. Sotto la spinta di moti convettivi divergenti che hanno sede nel mantello terrestre, due regioni continentali possono separarsi e allontanarsi reciprocamente e, attraverso profonde fratture, puó avvenire l'intrusione di materiale, sia fuso sia solido, proveniente dal sottostante mantello: nello spazio che si crea tra i due continenti si evolve l'oceano, i cui fondali sono composti da un particolare tipo di rocce molto dense e pesanti, che costituiscono la crosta oceanica. Nel caso di inversione dei moti convettivi, l'oceano inizia a restringersi e le masse continentali si riavvicinano sino a collidere dando origine alle catene montuose. Durante le fortissime compressioni che ne conseguono la crosta oceanica tende a sprofondare a causa della sua elevata densità e viene cosí riportata nel mantello. In questa fase, brandelli di crosta oceanica possono essere incorporati nell'edificio montuoso. Presenti lungo molte catene (Alpi, Appennini, Balcani, Zagros, Himalaya, Caucaso, Urali), le ofioliti sono di grande importanza per decifrare i movimenti delle zolle, perché le regioni ai loro lati, oggi contigue, erano un tempo separate da un oceano. Le ofioliti appenniniche, che nella montagna parmense e piacentina formano le imponenti moli dei monti Penna, Aiona e Maggiorasca, sono la testimonianza di un oceano, chiamato dai geologi Ligure-Piemontese, che nel Giurassico separava le zolle continentali africana ed europea. Le rocce del Prinzera, esternamente di colore bruno-aranciato ma nere alla frattura fresca, sono dette peridotiti, dal nome del minerale piú abbondante, il peridoto, un silicato di ferro e magnesio noto anche come olivina. Le peridotiti rappresentano porzioni di materiale solido proveniente dal mantello, residuo refrattario di una parziale fusione da cui ha origine il magma basaltico tipico delle dorsali medio-oceaniche. Le peridotiti appenniniche hanno subito una profonda idratazione, formando porzioni metamorfiche chiamate serpentiniti, che per gradi crescenti di metamorfismo assumono colorazioni dal nero al verde-blu sino al verde acqua; il loro corredo mineralogico é caratterizzato dalla presenza di magnetite e cromite.

Azioni sul documento

pubblicato il 2012/05/28 17:59:54 GMT+2 ultima modifica 2012-05-28T19:59:00+02:00

Valuta il sito

Non hai trovato quello che cerchi ?

Piè di pagina