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Storia

Riserva regionale Cassa di espansione del Fiume Secchia

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Le antiche valli e i boschi di Rubiera

Fiume SecchiaL'istituzione della riserva è legata al fiume Secchia e al suo millenario rapporto con l'uomo, i cui interventi, in particolare nell'ultimo secolo, hanno prodotto una radicale trasformazione di questo come degli altri paesaggi fluviali della pianura. Il fiume, conosciuto nell'antichità con vari idronimi (Gabellus, Situla, Sicla, Secla, Situlla, sino a quello odierno, che comparve nel secolo XVI), è uno dei maggiori corsi d'acqua a carattere torrentizio della regione. Nasce ai piedi dell'Alpe di Succiso, nell'Appennino reggiano, dalle acque che si raccolgono in un ampio circo glaciale a ridosso del crinale, e dopo aver percorso 170 km circa si unisce al Po in territorio mantovano. Allo sbocco in pianura, dove abbandona la frazione più grossolana dei suoi detriti, il Secchia scorre in un largo greto di bianchi ciottoli, lungo un tracciato assunto durante l'alto medioevo (in precedenza scorreva più a ovest). In passato nell'area dell'attuale riserva il fiume era affiancato da zone paludose permanenti, indicate sulle antiche mappe come "valli di Rubbiera"; toponimi come via delle Valli e Molino di Valle sopravvivono nel vicino abitato di Fontana, che a sua volta ricorda fontanili ormai scomparsi. Nel paesaggio delle valli risaltavano estese aree boscate che, sulla sponda sinistra del fiume, formavano il bosco di Rubiera, una delle ultime formazioni forestali della pianura, sopravvissuta fino all'immediato dopoguerra insieme ai vicini boschi di Campogalliano, Nonantola e S. Felice sul Panaro. Della composizione floristica di queste selve sono rimaste tracce solo nelle descrizioni di due illustri botanici, Giuseppe Gibelli e Romualdo Pirotta, che raccolsero parte delle loro osservazioni nel volume Flora del Modenese e del Reggiano, redatto nel 1883. Delle antiche foreste che accompagnavano il corso del Secchia sono anche emersi importanti resti durante i lavori di scavo per la realizzazione dell'autostrada del Brennero: nel 1971 vennero ritrovati, sepolti sotto nove metri di depositi ghiaiosi, alcuni grandi tronchi sub-fossili, risalenti a circa 3.500 anni fa e riconducibili alla foresta planiziale che ammantava l'intera Pianura Padana. In questi boschi primari, che i botanici chiamano querco-carpineti, grandi esemplari di farnia (la tipica quercia di pianura) dominavano su carpini bianchi, salici, ontani e olmi, in parte ancora presenti nelle rare e ridotte macchie boscate che sopravvivono in pianura.

Il nuovo paesaggio della cassa di espansione

All'antico paesaggio delle valli si è progressivamente sostituito un nuovo assetto modellato dai ripetuti interventi dell'uomo. Le opere di bonifica, la moderna agricoltura e gli insediamenti industriali e abitativi serviti da arterie stradali a grande traffico hanno portato a una repentina trasformazione territoriale, contribuendo alla inesorabile riduzione delle componenti naturali. Le massicce attività estrattive (alcune cave di ghiaia sono ancora in funzione nei dintorni della riserva) hanno inoltre causato la comparsa in superficie delle acque di falda e la conseguente formazione di ampi bacini, che rappresentano l'elemento principale dell'odierno paesaggio della cassa. Alte arginature delimitano l'orizzonte di questi vasti specchi d'acqua, interrotti da lingue di terra e isolotti periodicamente sommersi e colonizzati dalla vegetazione spontanea. In questo quadro spicca la fascia boscata di vegetazione igrofila che fiancheggia il corso del Secchia, offrendo rifugio a specie vegetali e animali in gran parte allontanate dal territorio di pianura. La realizzazione della cassa, che approssimativamente ricalca l'estensione dell'antica valle di Rubiera, e l'istituzione dell'area protetta hanno contribuito a un parziale ma significativo riequilibro ecologico del territorio circostante, sottoposto da decenni a una elevata pressione antropica.

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ultima modifica 2016-03-08T17:21:00+01:00
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