Parchi, foreste e Natura 2000

IT4090006 - ZSC-ZPS - Versanti occidentali e settentrionali del Monte Carpegna, Torrente Messa, Poggio di Miratoio

Superficie: 2947 ettari
Province e Comuni interessati: RIMINI (Montecopiolo, Pennabilli)

Territorio confinante con IT5180008 ZSC "Sasso di Simone e Simoncello" della Regione Toscana, con IT5310003 ZSC "Monti Sasso Simone Simoncello", IT5310005 ZSC "Monte Carpegna e Costa dei Salti", IT5310004 ZSC "Boschi del Carpegna" e IT5310026 ZPS "Monte Carpegna e Sasso Simone e Simoncello" della Regione Marche e con IT4090005 ZSC.

Il sito ricade quasi interamente nel territorio del Parco naturale del Sasso Simone e Simoncello.

Formulario

Formulario Natura 2000 del sito IT4090006 (pdf282.14 KB) la versione trasmessa alla CE nel dicembre 2021 riporta ancora dati antecedenti il passaggio di Montecopiolo all'Emilia-Romagna

Note esplicative al formulario (pdf1.26 MB)

Enti gestori

Parco interregionale Sasso Simone Simoncello

Strumenti di gestione

Misure Specifiche di Conservazione (pdf2.11 MB)

Misure Specifiche di Conservazione - Quadro conoscitivo (pdf10.34 MB)

Seleziona dal Riepilogo le Misure regolamentari del settore agricolo previste nel Sito e cartografate (visualizzabili in formato KMZ e scaricabili in formato SHP) 

Descrizione e caratteristiche

Le cime tabulari dei Sassi Simone e Simoncello dominano l'altipiano della Cantoniera e tutto il paesaggio dell'Alta Valmarecchia. Foto Sandro Bassi, archivio personaleAmpliato di 808 ettari con DGR n.1884 del 15/11/2021 (pdf1.44 MB), il sito individuato dalla Regione Emilia-Romagna riunisce nel medesimo ZSC-ZPS i settori ricadenti in Comune di Pennabilli e di Montecopiolo dei precedenti siti marchigiani Monti Sasso Simone Simoncello (it5310003), Monte Carpegna e Costa dei Salti (it5310005), Boschi del Carpegna (it5310004) e ZPS Monte Carpegna e Sasso Simone e Simoncello (it5310026), per 2947 dei complessivi 7764 ettari che restano quindi in gran parte alla Regione Marche. Inserito nel Parco Interregionale Sasso Simone e Simoncello di cui costituisce il blocco nord-occidentale, il sito si estende lungo l'esteso, alto versante destro idrografico della Valmarecchia da Soanne a Miratoio e comprende le sorgenti del Conca a Montecopiolo, con la faggeta di Pianacquadio e la Costa dei Salti. Contiene da nord l'acrocoro calcareo-marnoso (Alberese) del Carpegna con faggete e praterie montane poi, al di là delle Marne della Cantoniera e delle argille bituminose del Fosso Paolaccio - Torrente Messa, le interessantissime cerrete (tra le più estese d'Italia) che, dal Monte Canale con i suoi stagni, si spingono su fino a lambire i Sassi Simone e Simoncello. Il largo versante destro idrografico della Val Marecchia prosegue su argille della omonima colata gravitativa con i calanchi del Torrente Storena e vasti pascoli e arbusteti verso Serra di Valpiano, colata su cui galleggiano placche calcarenitiche della Formazione di San Marino, tra le quali il suggestivo roccione di Miratoio.  Il sito è forestale per eccellenza, con estese formazioni boschive diffuse sull'intera superficie. La parte centrale e meridionale è caratterizzata dalle cerrete, più mesofile con geofite oppure xerofile con arbusti acidofili a seconda del substrato e della quota; nei canaloni allignano formazioni riferite all'alleanza Tilio-Acerion, mentre nella parte settentrionale dominano faggete termofile con tiglio o più mesofile con tasso, agrifoglio e ricco sottobosco ad alte erbe (Consolida, Aconito, Martagone) riscontrabili anche sul bordo di prateria sovrastante (M.Carpegna). Qui il bosco sfuma in alto nel caratteristico sistema di cengioni rocciosi e balze che dal Trabocchetto al Passo dei Ladri cinge e sostiene l'immensa prateria sommitale del Carpegna, in parte rimasta nelle Marche. Il roccione del Miratoio, i ghiaioni boscati alla gengiva del Simoncello, i pascoli e i ginepreti agresti a Serra di Valpiano, gli stagni del Monte Canale, costituiscono ulteriori emergenze di un insieme variegato di ambienti montani che integrano l'influenza mediterranea col settore appenninico più esposto al freddo impulso del Nord Adriatico, un vero arcipelago a sé stante, discostato dal crinale appenninico vero e proprio, che rammenta per ricchezza boschiva e faunistica le non lontane Foreste Casentinesi, in un contesto tuttavia ricco di storia ed aspetti etnografici di rara suggestione.
L'area è minacciata soprattutto dall'apertura di nuove strade; è in particolare la gestione forestale a fornire opportuni strumenti di tutela e controllo del territorio. Le presenza di situazioni così eterogenee, variate e di particolare rilievo richiede infatti una attenta pianificazione integrata e specifica, in accordo e concomitanza con la gestione di un Parco interregionale, del Demanio militare, delle locali Comunanze di interesse collettivo e dell'adiacente Riserva toscana.
19 tipi di habitat d'interesse comunitario, dei quali 7 prioritari, ricoprono oltre metà del territorio, con prevalenza per i tipi forestali e prativi. Caratteristici habitat rocciosi e arbustivi, sovente a carattere mediterraneo ma non privi di lontani riferimenti alpini e illirici, completano un quadro ambientale di transizione ricchissimo e decisamente insolito per i contesti appenninici dei quali fa, in fin dei conti, storia e sè stante.

Vegetazione

Giglio martagone e foglie sfrangiate di Aconito di Lamarck nel sottobosco della faggeta rupestre presso il Trabocchetto. Foto Stefano Bassi, archivio personaleLa cartografia provinciale (PU 2009) della vegetazione riporta numerosi tipi forestali, tra i quali cerrete mesofile del Centaureo montanae-Carpinetum betuli e termofile dell'Acer obtusati-Quercetum cerris, roverelleti del Peucedano cervariae-Quercetum pubescentis, boschi misti del Fraxino excelsiori-Aceretum obtusati e faggete del Lathyro veneti-Fagetum sylvaticae, oltre a vari tipi a distribuzione localizzata come castagneti, boschi di ripa e altri. Alle diffuse praterie xeriche (brometi e brachipodieti) colonizzate da arbusti sparsi o raggruppati, inclusi i ginepreti, si aggiungono le caratteristiche praterie di vetta del Carpegna, appartenenti a tipi chiusi e compatti del Campanulo glomeratum-Cinosuretum cristati caratterizzati dalla diffusione di specie forestali tipicamente montane e spettacolari quali Lilium martagon, Aconitum lamarckii, Delphinium fissum, testimoni dell'origine secondaria di queste praterie, indotte da una pastorizia capace di allontanare il bosco dall'altipiano sommitale.
Tra bosco e prateria sommitale campeggia la lunghissima cengia rocciosa, una sorta di corta fascia verticale visibile anche a grande distanza sulla quale sono intagliati pochi antichi tratti d'accesso (Passo dei Ladri, Trabocchetto, Passo dei Bricchi) e allignano significativi rifugi di vegetazione pioniera rupicola di crassulente, qualche felce e forme profondamente adattate alle condizioni di aridità e forti sbalzi termici, non del tutto indagati anche per oggettive difficoltà esplorative, assegnabili al Valeriano montanae-Seslerietum italicae attribuito al 6110 ma di margine con 6210.
Competano il quadro mosaici di habitat acquatici (3260, 3140) abbinati a nuclei di alneto e saliceto ripariale. La flora annovera specie rare e importanti, anche in compagini ricche e caratteristicamente diffuse in ambienti diversi, come capita per Martagone, Aconito e Consolida presenti sia sui prati sia nei boschi sottostanti dai quali si sono irradiati, o in estesissimi tappeti come avviene per Aglio orsino e altre geofite nel sottobosco delle cerrete più fresche.
E' presente Himantoglossum adriaticum oltre a diverse altre orchidee, mentre è segnalato Ophioglossum vulgatum. Sono di notevole pregio per la biodiversità forestale arbusti quali Rhamnus alpinus e Viburnum opulus.

Fauna

L’avifauna dell'Alta Valmarecchia annovera una ventina di specie di interesse comunitario, delle Giglio martagone sui pratoni sovrastanti il Passo dei Ladri, tra alte graminacee, a testimoniare che anche qui, un tempo, c'era la faggeta. Foto Stefano Bassi, archivio personalequali otto nidificanti, alle quali si aggiungono una trentina di specie migratrici. Le aree prative sono un importante sito di nidificazione di Albanella minore (Circus pygargus), Succiacapre (Caprimulgus europaeus), Calandro (Anthus campestris) e Ortolano (Emberiza hortulana). Di particolare rilievo la nidificazione del Pecchiaiolo (Pernis apivorus) e del Biancone (Circaetus gallicus) . La varietà degli ambienti favorisce alcune specie particolari, dal Gracchio corallino all'Aquila reale per il contesto montano, dall'Astore e Sparviere ai Silvidi, alle Cincie, ai Picchi per quello forestale.
I mammiferi, oltre ai chirotteri Ferro di cavallo minore (Rhinolophus hipposideros) e maggiore (R. ferrumequinum), contano Myotis myotis, di interesse comunitario, più altri due vespertili minori. Non mancano l'Istrice (Hystrix cristata) e il Moscardino (Muscardinus avellanarius). E' presente il lupo, nell'ambito dei suoi erratismi appenninici e, da verificare con certezza, il Gatto selvatico.
Dei vertebrati minori occorre segnalare il Tritone crestato (Triturus carnifex), le due Salamandre montane (Salamandra e Salamandrina), rane, raganella e Geotritone (Speleomantes italicus). Non riportato in scheda per dati insufficienti, dovrebbe comunque essere presente l'Ululone ventregiallo, poi sono presenti alcuni rettili, tra i quali Orbettino e Luscengola (Chalcides chalcides). Occorre verificare l'ittiofauna del Torrente Messa, in evidente connessione con le importanti popolazioni del fiume Marecchia, e, anche in accordo con gli studi del Parco, consistenza qualitativa e quantitativa degli Invertebrati, al di là della presenza accertata dei Coleotteri forestali Cerambice eroe Cerambix cerdo e Cervo volante Lucanus cervus.

Per saperne di più

Parco Sassi Simone Simoncello

Riserva toscana Sasso di Simone

Cartografia

Carta di dettaglio (pdf986.55 KB)

it4090006w.jpg

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ultima modifica 2022-09-08T16:24:04+01:00
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