mercoledì 17.01.2018
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Geologia, sismica e suoli

Acqua dalle rocce, una richezza della montagna

percorsi interdisciplinari nell'affascinante mondo delle sorgenti

libro acqueAcque storiche

La pubblicazione “Acqua dalle rocce”, dedicata alle acque sotterranee dell'Appennino emiliano-romagnolo inizia con un riferimento storico. Lo studio dei fenomeni (in questo caso della risorsa acqua) come di presentano nell'attuale, si arricchisce di informazioni che agevolano e completano la comprensione della loro evoluzione, se si fa riferimento alla documentazione storica disponibile.

E' con questa convinzione che ci siamo rivolti all'esperto Stefano Pezzoli, autore del presente capitolo, che ha esercitato la sua attività presso l'Istituto dei Beni Artistici, Culturali e Naturali della Regione, gli abbiamo chiesto di tracciare un quadro sul legame tra le manifestazioni di acque sotterranee e le evidenze storico-geografiche della Regione. Il risultato viene presentato nelle pagine seguenti, dove, nell'ambito dell'indispensabile sintesi, non mancano i motivi di approfondimento per ricerche successive.

 

Sorgenti e acquiferi dell'Appennino emiliano-romagnolo

Individuare e conoscere le unità geologiche sede dei principali acquiferi nell’ambito collinare e montano dell’Appennino emiliano-romagnolo è uno degli obiettivi perseguiti dal Servizio Geologico nel corso degli ultimi dieci anni. L’attività ha prodotto informazioni generali di buon livello, utili elementi per impostare il punto di partenza del lavoro degli Idrogeologi e procedere ad approfondire situazioni locali per risolvere problemi applicativi.

Pozzo Colombarino VecchioNell’affrontare questo tema di ricerca ci si è trovati a dovere fronteggiare idee preconcette, come rilevato anche da altri Autori, con riferimento all’ambito emiliano-romagnolo. L’idrogeologia del settore montano è sempre stata considerata "povera", se confrontata a quella delle aree di pianura, essendo i prelievi da acque sorgive stimati nell’ordine del 6% dei volumi di risorsa utilizzati. Tale dato è peraltro sottostimato, a causa della carenza di informazioni, ma ha comunque penalizzato l’ambito montano, facendo spesso perdere di vista il valore rappresentato dal maggiore pregio qualitativo locale della risorsa acqua.

Nel primo paragrafo sono descritti i contenuti del quadro conoscitivo regionale e del sistema informativo territoriale ad esso collegato. Seguono i paragrafi che approfondiscono alcune delle caratteristiche delle acque sorgive dell'Appennino emiliano-romagnolo, esaminate in ambito regionale: il chimismo (conduttività elettrica), le portate, il valore storico e testimoniale delle segnalazioni della venuta a giorno di acque sotterranee, le peculiarità chimico-fisiche delle acque classificate come minerali e termali.

Le sorgenti carsiche dell'Emilia-Romagna

A differenza dalla maggioranza delle altre Regioni italiane, le formazioni carsificate dell’Emilia-Romagna sono molto limitate, rappresentando appena l’1% degli affioramenti regionali.

 

Mappa sorgenti carsiche

 

Per la grande maggioranza sono rappresentate da gessi messiniani, che bordano, in maniera discontinua, il pedeappennino da Reggio Emilia fino al confine con le Marche e in subordine da gessi triassici mentre i calcari sono praticamente assenti, se si eccettuano quelli del Massiccio del Titano, nel territorio della Repubblica di San Marino.

Nonostante questa situazione geologica, non certo favorevole, la Regione Emilia-Romagna ospita acquiferi carsici in grado di alimentare sorgenti e risorgenti la cui importanza scientifica, in alcuni casi, travalica ristretti confini regionali con emergenze che hanno sicuramente valenza nazionale e, almeno in due casi (Le Fonti di Poiano nel Reggiano e le Grotte di Labante nel Bolognese), internazionale.

Naturalmente il maggior numero di sorgenti carsiche si trova al contatto tra le formazioni gessose messiniane e i depositi impermeabili (essenzialmente argillosi-limosi) che chiudono verso la pianura padana.

 

Applicazioni

Nel capitolo vengono presentati alcuni esempi di studi di dettaglio, derivati dall'applicazione delle conoscenze geologiche allo studio delle acque sotterranee in ambito locale. Le varie esperienze descritte, alcune della quali frutto delle collaborazioni con Enti ed Istituzioni, sono accomunate dall'avere utilizzato, (come base di partenza) le conoscenze sulle acque sotterranee disponibili presso il Servizio Geologico regionale. Gli approfondimenti si riferiscono all'ambito provinciale, sovracomunale o a quello della singola unità geologica sede di acquiferi ed oggetto di uno studio idrogeologico di dettaglio. Segue una rassegna dei casi di studio affrontati, nel testo sono trattate estesamente le collaborazioni attraverso cui sono stati realizzati.

Nel 2008 è stato condotto un censimento delle sorgenti nell'area dell'Appennino parmense occidentale, i cui risultati sono stati successivamente utilizzati per il Piano Strutturale Comunale di Bore (PR) e per un approfondimento sul tema ecologico, svolto attraverso un progetto denominato “Spinner 2013” .

SorgentiSono descritte le analisi analisi territoriali svolte per la variante al Piano Infraregionale delle Attività Estrattiva (PIAE) della Provincia di Modena approvato nel 2009, relativamente ai poli estrattivi del settore montano. Segue la descrizione di un'esperienza di collaborazione tra il Servizio Geologico e l'Agenzia di Protezione Civile regionale, che ha portato ad una “rilettura” dei dati sulle sorgenti per gli scopi di prevenzione e protezione.

E' presentato lo studio idrogeologico di dettaglio del Monte Prinzera, un corpo idrico sotterraneo in ofioliti dell'Appennino parmense (comune di Fornovo Taro). Ad un'area limitrofa dell'Appennino parmense, quella del Monte Zirone, si riferisce il caso di studio descritto nel quarto paragrafo, sui monitoraggi delle acque sotterranee promossi dalla Provincia di Parma, in relazione alle locali attività estrattive e svolti nel periodo 2007-2008. Data la richezza e la novità dei dati rilevati in seguito a quest'ultima esperienza, a tali monitoraggi è dedicata un'apposita sezione aggiunta in coda al capitolo come Appendice I.

Alcuni dei temi di cui si parla nel capitolo (concessioni di acque pubbliche, attività estrattive) sono stati soggetti a vari cambiamenti nel corso degli anni, in termini di competenze nelle autorizzazioni e nella pianificazione del settore; tali materie sono tutt'ora in evoluzione.

 

Appendice 1

A marzo del 2013, rispondendo ad una specifica richiesta del Comune di Terenzo di avere certezza sull'assenza di problematiche idrogeologiche connesse all'attività all'ex cava di Monte Zirone, anche nell'ambito delle attività di monitoraggio svolte da Provincia di Parma e ARPA (ora ARPAE).

Si procede al monitoraggio dei due piezometri e delle due sorgenti captate di Monte Zirone, nel periodo estivo-autunnale del 2013, i cui risultati sono presentati nell'Appendice.

 

Sorgenti e natura

Nel capitolo vengono presentati casi di studio relativi a quelle che, in modo intuitivo, si possono definire “sorgenti di pregio naturalistico e ambientale”, secondo una dicitura utilizzata nel vigente Piano di Tutela delle Acque (PTA) che comprende anche norme per la loro tutela.  Mancando, tuttavia, una definizione del termine, nelle fasi di attuazione del PTA attraverso la pianificazione di ambito provinciale, le sorgenti di pregio naturalistico-ambientale sono state indicate solo in alcuni casi, risultando sottostimate rispetto alla reale incidenza sul territorio.

SorgenteL'intento di approfondire questo tema, per quanto riguarda gli aspetti ecologici in relazione alla geologia, è stata uno dei motivi che hanno stimolato la collaborazione del Servizio Geologico regionale con la Sezione di Limnologia del Museo di Scienze Naturali di Trento (MUSE) che, in ambito nazionale e alpino in particolare, ha avuto un ruolo di capofila nello studio degli aspetti ecologici collegati alle acque sorgive. Il progetto “Crenodat” del MUSE è stata la prima esperienza di studio su questo tema.

Viene illustrato il progetto “Exploring Biodiversity in Emilia-Romagna springs” (EBERs), frutto della collaborazione di cui sopra, che ha studiato ventuno sorgenti nell'ambito dell'Appennino emiliano-romagnolo, scelte tra le più importanti per il contesto di naturalità o le peculiarità chimico-fisiche da cui sono caratterizzate. Una categoria a sé stante in questo ambito è rappresentata dalle cosiddette “sorgenti pietrificanti”, caratterizzate (in contesti geologici predisponenti) dalla sedimentazione di depositi travertinosi; queste sono oggetto di tutele specifiche sulla base della normativa europea.

Tra queste, la sorgente di San Cristoforo di Labante, nel comune di Castel d'Aiano dell'Appennino Bolognese. 

Appendice II  

E' dedicata alla descrizione di alcuni dei siti oggetto di studio da parte del Progetto EBERs, presentati sotto forma di in forma di itinerari che si snodano tra Appennino Parmense e Bolognese. Negli itinerari, le osservazioni idrogeologiche (alcune delle quali dedicate al tema delle cosiddette “sorgenti pietrificanti”) sono unite a considerazioni sul pregio naturalistico dei luoghi, alcuni dei quali facilmente visitabili.

 

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Pubblicato il 05/12/2016 — ultima modifica 06/02/2017
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