Geologia, sismica e suoli

Sorgenti e travertini nell’Appennino emiliano-romagnolo

studio a scala regionale per un quadro conoscitivo complessivo e cartografico delle sorgenti "pietrificanti" (LPS)

Le sorgenti che depositano carbonato di calcio per precipitazione a temperatura ambiente (in presenza cioè di acque “fredde”) sono un fenomeno geologico molto interessante, presente e non comune nell’Appennino emiliano-romagnolo; sono dette anche “pietrificanti” e, in letteratura, “Limestone Precipitating Springs” (LPS). Per i riferimenti bibliografici si rimanda alla pubblicazione “A global review on ambient Limestone-Precipitating Springs (LPS): Hydrogeological setting, ecology, and conservation” (Cantonati et alii, 2016), presentata sempre in questo sito.

La precipitazione a temperatura ambiente, con conseguente formazione d’incrostazioni carbonatiche, avviene perché acque sorgive ricche in ioni calcio e bicarbonato una volta venute a giorno, tendono a depositare cristalli di carbonato di calcio (CaCO3), che va a rivestire le superfici  con cui viene a contatto. La precipitazione a temperatura ambiente avviene in due modi e procede fino a che le acque restano soprassature. La principale reazione chimica che governa il fenomeno è il cedimento di anidride carbonica all’atmosfera, come conseguenza del fatto che il contenuto di diossido di carbonio nelle acque tende a riequilibrarsi con la pressione parziale dello stesso gas in atmosfera, inducendo la precipitazione del carbonato di calcio. Questo fenomeno viene facilitato dalla presenza di gradini morfologici e rotture di pendenza (come è il caso delle cascate) e attraverso altri meccanismi fisici in grado di favorire l’agitazione delle acque.

Un secondo fattore complementare al primo è dato dalla perdita di diossido di carbonio, in presenza di organismi fotosintetici associati a questi ambienti.

Secondo la classificazione su base morfologica questi depositi rientrano nei seguenti tre casi principali di forme elementari:

  • ammassi in rilievo (scope). Sono distribuiti lungo i versanti dei rii e torrenti associati a vegetazione rigogliosa tipo muschi e alghe (foto 1);

 Alveo del rio Monti (versante sud del M. Pelpi, comune di Bedonia, PR). La linea tratteggiata di colore rosso evidenzia ammassi in rilievo di carbonato di calcio per precipitazione da acqua sorgiva (scope). Spesso questi depositi sono distribuiti lungo i versanti dei rii e torrenti associati a vegetazione rigogliosa tipo Muschi (Cratoneurion).

Foto 1 - Alveo del rio Monti (versante sud del M. Pelpi, comune di Bedonia, PR). La linea tratteggiata di colore rosso evidenzia ammassi in rilievo di carbonato di calcio per precipitazione da acqua sorgiva (scope). Spesso questi depositi sono distribuiti lungo i versanti dei rii e torrenti associati a vegetazione rigogliosa tipo Muschi(Cratoneurion).

  • travertini di cascata (rapid and waterfalts). Si formano in corrispondenza di salti morfologici per accrescimento “in avanti” rispetto alla cascata. Questa modalità di deposizione consente la formazione di cavità interposti tra le varie superfici di accrescimento e prendono il nome di cavità primarie (foto2).

 Questa modalità di deposizione consente la formazione di cavità interposti tra le varie superfici di accrescimento e prendono il nome di cavità primarie. Torrente Gelana (PR)

Foto 2 - Morfologia a cascata (rapid and waterfalts), Questa modalità di deposizione consente la formazione di cavità interposti tra le varie superfici di accrescimento e prendono il nome di cavità primarie. Torrente Gelana (PR).

 

  • morfologia a vaschette isolate o in serie (pool terrace). Questi depositi presentano generalmente colore nocciola chiaro, sono presenti in corrispondenza delle rotture di pendenza dei torrenti e consistono di sbarramenti sub circolari con la convessità rivolta verso la direzione di deflusso delle acque (foto 3); 

 Torrente Gelana (PR), morfologia a vaschette isolate o in serie (pool terrace)

Foto 3 -  Torrente Gelana (PR), morfologia a vaschette isolate o in serie (pool terrace).

 

Se si applica una classificazione su base geologica, le LPS si rinvengono nelle unità geologiche litologicamente predisposte, date da rocce sedimentarie in cui il carbonato di calcio sia abbondante e che presentino condizioni di fratturazione favorevoli all’infiltrazione e alla circolazione idrica di sottosuolo, come negli acquiferi. Sono invece rari i depositi travertinosi imponenti per sviluppo areale e spessore: il maggiore esempio in tal senso è dato dai depositi che originano le cavità delle “Grotte di Labante” generati dalla sorgente di San Cristoforo (Comune di Castel d’Aiano, BO). Qui i confini delle rocce travertinose determinano quelli del corrispondente Sito di Interesse Comunitario, sede di habitat prioritario con codice 7220*, in attuazione della Direttiva “Habitat” 92/43/CEE.

Nell’Appennino emiliano-romagnolo le formazioni date da calcari “puri” sono rare e di estensione assai limitata, mentre dominano le rocce sedimentarie clastiche, dove il carbonato di calcio è presente in modo significativo nei granuli e nel cemento delle areniti e delle marne. In unità di questo tipo, come già detto, altro fattore predisponente allo sviluppo di LPS è la locale deformazione fragile diffusa, meglio ancora se accompagnata dalla mobilizzazione di porzioni di roccia in seguito a fenomeni gravitativi, situazioni idrogeologiche caratterizzate da uno sviluppo della circolazione idrica sotterranea molto efficiente e di grande interesse anche per la disponibilità di risorse idriche sfruttabili.

Presso il Servizio Geologico, Sismico e dei Suoli lo studio delle LPS viene quindi affrontato a scala regionale, allo scopo di formare un quadro conoscitivo complessivo e cartografico di questa evidenza geologica. Tali informazioni trovano applicazione per:

  • contribuire all’attuazione della normativa comunitaria in materia di Rete Natura 2000, disponendo di dati territoriali sugli habitat di importanza comunitaria, con particolare riferimento a quelli prioritari legati ai travertini, classificati o classificabili come tali
  • gli studi idrogeologici di dettaglio, anche in relazione alle strutture tettoniche sede di risalita di fluidi profondi, quali gas ed acque molto mineralizzate
  • il recupero di informazioni sui travertini per la ricostruzione degli usi storici di questi rari litotitpi e la progettazione di vario tipo (itinerari, recupero locale ecc.)

Tre sono i filoni di ricerca applicata in corso presso il Servizio Geologico, in tema di LPS e affini: il rilevamento e la raccolta di segnalazioni di queste sorgenti; lo studio della diffusione areale dei travertini e delle condizioni predisponenti allo sviluppo dei principali depositi; l’idrogeologia e l’ecologia delle LPS.

Rilevamento delle sorgenti con depositi di travertino e raccolta di segnalazioni

La figura 1 sintetizza la distribuzione delle segnalazioni di LPS, raccolte in un primo archivio formato presso il Servizio Geologico regionale. Sono il frutto della raccolta delle informazioni estrapolabili nelle banche dati regionali, costruite per altre finalità: habitat delle aree SIC e ZPS dell’Emilia-Romagna (Servizio Aree protette, Foreste e Sviluppo della Montagna) e dei Geositi (Servizio Geologico, Sismico e dei Suoli). A queste si uniscono alcune segnalazioni originali, derivate dalla personale esperienza di Stefano Segadelli come escursionista e guida abilitata. In figura sono rappresentate le aree con segnalazioni, gli acquiferi montani predisposti allo sviluppo di LPS, sulla base dei litotipi che li compongono e dei dati petrografici di carattere generale, disponibili nel materiale a corredo dei Fogli della Carta Geologica d’Italia a scala 1: 50.000. Per differenza, sono raggruppate in un’unica categoria le formazioni (acquiferi e non) che viceversa non lo sono. La cartografia è completata dalle strutture (vedi anche figura 5), opportunamente semplificate, tratte dalla Carta Sismotettonica  dell’Emilia-Romagna (AA.VV. 2004), pubblicata dal Servizio Geologico regionale.

Distribuzione delle segnalazioni di sorgenti o delle cascate con depositi di travertino (LPS) prima approssimazione. Sono evidenziati gli acquiferi montani predisposti, per caratteristiche litologiche, allo sviluppo di LPS e le strutture tettoniche, semplificate e classificate per gli scopi dello studio

Figura 1 ingrandisci immagine (jpg, 2.9 MB) – Distribuzione delle segnalazioni di sorgenti o delle cascate con depositi di travertino (LPS) prima approssimazione. Sono evidenziati gli acquiferi montani predisposti, per caratteristiche litologiche, allo sviluppo di LPS e le strutture tettoniche, semplificate e classificate per gli scopi dello studio.

Questo primo nucleo di segnalazioni rilevate andrà completato non solo attraverso l’attività del Servizio ma anche con il contributo di chi conosce il nostro Appennino, perché vi abita o perché lo percorre. Sarà per noi importante acquisire le segnalazioni di sorgenti con travertino, attraverso foto e con indicazioni attendibili sulla localizzazione delle stesse, che verranno schedate e pubblicate con il riferimento agli autori delle segnalazioni.

Lo scopo è quello di giungere alla formazione di una banca dati sulle LPS, utile a descrivere questo fenomeno geologico ed a restituirne l’incidenza sul territorio regionale.

Le segnalazioni possono riguardare sorgenti molto diverse tra loro, per entità dei depositi di travertino: di seguto, alcuni esempi di LPS di diversa “magnitudo”. La foto 4 si riferisce alle Cascate del Bucamante (Serramazzoni, MO), dove il carbonato di calcio “drappeggia” le testate di strato della Formazione di Monte Cassio; si tratta di uno degli affioramenti di travertino di maggior importanza nell’Appennino emiliano-romagnolo.

 Cascate del Bucamante (MO), depositi di travertino nella parte medio-alta del corso d’acqua
Foto 4 – Cascate del Bucamante (MO), depositi di travertino nelal parte medio-alta del corso d’acqua

Le foto 5 si riferisce ad una piccola sorgente libera, detta “Spugno”, nell’Appennino ravennate in Comune di Casola Val Senio. E’ un esempio dell’aspetto più comune che hanno questi depositi.

Scarpata alla base di un terrazzo alluvionale, sorgente libera detta “Spugno”, dove il travertino è rivestito da muschio (Casola Val Senio, RA, foto G. Ercolessi).

Foto 5 – Scarpata alla base di un terrazzo alluvionale, sorgente libera detta “Spugno”, dove il travertino è rivestito da muschio (Casola Val Senio, RA, foto G. Ercolessi). 

Conoscenze sulla diffusione areale dei travertini

In figura 2 è rappresentata la distribuzione delle segnalazioni di sorgenti con travertino censite presso il Servizio Geologico, in funzione delle formazioni (e dei rispettivi Domini stratigrafico-strutturali) in cui ricadono, in base alla Banca Dati della Carta Geologica a scala 1:10.000. Per il loro significato, si rimanda al sintetico inquadramento sulla geologia dell’Appennino emiliano-romagnolo.

 

numero di segnalazioni nella banca dati di prima approssimazione sulle LPS, in relazione alle formazioni (a ai Domini stratigrafico-strutturali regionali) in cui ricadono

Figura 2 – Ingrandisci immagine (jpg, 59.3 KB) numero di segnalazioni nella banca dati di prima approssimazione sulle LPS, in relazione alle formazioni (a ai Domini stratigrafico-strutturali regionali) in cui ricadono

La Formazione Marnoso-arenacea è quella con il maggior numero di segnalazioni, seguita dai Flysch Liguri “ad Elmintoidi” tardo-cretacei e dalla Formazione di Pantano della Successione Epiligure medio-miocenica.

Per la loro peculiarità, i travertini sono stati oggetto di interesse (es. come materiale litico di utilizzo) tanto da lasciare un segno nella toponomastica locale. Dal Database Topografico Regionale sono stati tratti i toponimi e idronimi indicativi della presenza di travertini quali “Sponga” e “Tufo” (nelle varie declinazioni), per un totale di 31 segnalazioni. Sono anche stati esaminati i toponimi ispirati alla presenza di calcari in senso lato es. “Calcinara”, “Calcara” ecc.. o piuttosto alle attività di lavorazione collegate alla presenza di calcari, essendo questi utilizzati nel corso dei secoli per ottenere la calce. Le segnalazioni dei due tipi sono un totale di 71 sull’intero Appennino emiliano-romagnolo.

Il grafico di figura 3 rappresenta il numero dei toponimi in funzione delle unità geologiche in cui ricadono geograficamente; sono differenziate le segnalazioni di quelli indicativi dei calcari e loro lavorazioni, da quelli associati tipicamente al travertino, differenziati in “Sponghe” e “Tufi”.

Numero di segnalazioni dei toponimi associabili a travertini e calcari in genere, in funzione delle formazioni in cui sono localizzati

Figura 3 – ingrandisci immagine (jpg, 68.8 KB) numero di segnalazioni dei toponimi associabili a travertini e calcari in genere, in funzione delle formazioni in cui sono localizzati

Anche in questo caso, sono maggiormente rappresentati entro le stesse formazioni del grafico in figura 2, con l’aggiunta dei Flysch del Dominio Ligure di età terziaria, quando questi comprendano membri caratterizzati da litotipi calcareo-marnosi. Il numero di toponimi associati a calcari che si riferiscono a contesti geologici in cui affiorano le “unità caotiche” del Dominio Ligure, corrisponde all’effetto cumulativo di segnalazioni non abbondanti ma riferite a varie formazioni. Queste sono caratterizzare dalla presenza (in varia proporzione) di calcari inglobati in argilliti (es. le Argille a Palombini), che in passato avevano qualche importanza nel locale approvvigionamento di materiale per la fabbricazione di calce.

La figura 4 rappresenta i Corpi Idrici Sotterranei (raggruppamenti di acquiferi, cartografati da chi scrive per i vigenti Piani di Gestione di Distretto Idrografico ex-dlgs 152/2006); vi sono localizzati i toponimi di interesse e i depositi di travertino, cartografati durante il rilevamento della carta Geologica dell’Appennino emiliano-romagnolo scala 1:10.000. Questi dati non sono esaustivi, in quanto (a parte i depositi di maggiori dimensioni) sono segnalazioni spesso legate all’accuratezza e alla sensibilità del geologo rilevatore: è il caso, ad esempio, delle abbondanti segnalazioni che si riscontrano nella Formazione Marnoso-arenacea.

Corpi Idrici Sotterranei, travertini della Banca Dati della Carta Geologica a scala 1:10.000 e toponimi in relazione ad essi. Spiegazioni nel testo

Figura 4 ingrandisci immagine (jpeg, 2.6 MB) – Corpi Idrici Sotterranei, travertini della Banca Dati della Carta Geologica a scala 1:10.000 e toponimi in relazione ad essi.

In colore sono rappresentati gli acquiferi montani recanti le segnalazioni di LPS in figura 1, le evidenze dei toponimi e dei depositi di travertino della Carta Geologica dell’Appennino emiliano-romagnolo scala 1:10.000; sono stati classificati, differenziando le formazioni geologiche di interesse che li compongono, secondo le categorie individuate nei grafici delle figure 2 e 3. Per il confronto con alcune delle segnalazioni sui toponimi, la cartografia dei Corpi Idrici Sotterranei montani è stata minimamente integrata con la banca dati della Carta Geologica regionale.

Geologia, idrogeologia ed ecologia delle LPS

Recenti studi applicativi, svolti dal Servizio Geologico, Sismico e dei Suoli in collaborazione con le Università di Bologna, Parma ed il Museo delle Scienze Naturali di Trento, hanno permesso di approfondire alcuni aspetti idrogeologici ed ecologici delle sorgenti associate a precipitazione di carbonato di calcio, con particolare riferimento a quelli di maggiore estensione e volume. Nell’Appennino emiliano-romagnolo vengono per la prima volta studiate anche in una prospettiva di “area vasta”, ponendo in relazione i casi di studio locali (tra cui la Sorgente di San Cristoforo all’origine delle Grotte di Labante, foto 3) con esempi europei ed extra-europei, documentati in letteratura.

I depositi di tarvertino generati, in condizioni di naturalità e con diverse fasi di accrescimento,  dalla venuta a giorno delle acque della sorgente di San Cristoforo di Labante, ora captata. In primo piano, la cascata, ricoperta da felci e muschi

Foto 6 – I depositi di travertino generati, in condizioni di naturalità e con diverse fasi di accrescimento,  dalla venuta a giorno delle acque della sorgente di San Cristoforo di Labante, ora captata. In primo piano, le grotte, di origine primaria.

Nella pubblicazione " A global review on ambient Limestone-Precipitating Springs (LPS): Hydrogeological setting, ecology, and conservation”  (Cantonati et alii, 2016) (pdf, 4.3 MB)", le LPS vengono caratterizzate dal punto di vista ecologico, come nuclei di biodiversità sede di habitat peculiari e di elevato valore ai fini della tutela.

Gli Autori propongono anche un modello concettuale, esplicativo delle diverse tipologie dei depositi di carbonato di calcio da acque sorgive. Per i depositi da LPS di maggiore diffusione areale e spessore (anche i più spettacolari, dal punto di vista paesaggistico), è individuabile una componente di risalita profonda dell’anidride carbonica, coinvolta nella reazione di solubilizzazione del carbonato di calcio da parte delle acque sotterranee. Nel contesto dell’Appennino emiliano romagnolo (in assenza di fenomeni idrotermali) è lecito collegare l’anidride carbonica all’ossidazione di metano, la cui presenza locale è storicamente documentata e ben nota come fenomeno geologico, tanto in profondità quanto come naturale manifestazione in superficie.

La figura 5 schematizza questo modello a scala regionale. Vi sono rappresentati i Corpi Idrici Sotterranei dell’Appennino emiliano-romagnolo, con il criterio adottato nella figura 4, dove in colore sono classificati in base alle formazioni che li compongono, ove siano interessate da LPS o comunque da evidenze di depositi di travertino, indicazioni della toponomastica ecc.. Questi fanno da sfondo alle segnalazioni dei contesti caratterizzati dai maggiori depositi di carbonato di calcio in regione, quali: (1) la cascata del T. Gelana (PR), (2) la cascata di Bucamante (MO), (3) la sorgente di Gea (MO), (4) la sorgente di San Cristoforo di Labante (BO), (5) la Fonte della Spongazza (FC).

Corpi Idrici Sotterranei, classificati come in figura 4, rappresentati come sfondo dei principali depositi di carbonato di calcio della regione, individuati da numeri. Sono cartografate: le strutture di importanza regionale, recanti evidenze della risalita di fluidi in superficie; quelle locali, in relazione ai depositi di cui sopra; le aree con venuta a giorno di fluidi, aventi anche importanza storica; i pozzi di idrocarburi più prossimi ai siti numerati di interesse.

Figura 5 ingrandisci immagine  (jpeg, 779.9 KB)– Corpi Idrici Sotterranei, classificati come in figura 4, rappresentati come sfondo dei principali depositi di carbonato di calcio della regione, individuati da numeri. Sono cartografate: le strutture di importanza regionale, recanti evidenze della risalita di fluidi in superficie; quelle locali, in relazione ai depositi di cui sopra; le aree con venuta a giorno di fluidi, aventi anche importanza storica; i pozzi di idrocarburi più prossimi ai siti numerati di interesse. Spiegazioni nel testo.

Questi depositi, la cui presenza si spiega con la precipitazione di carbonato di calcio da acque sotterranee che ne siano naturalmente ricche e che vengono a giorno (direttamente o alimentando corsi d’acqua), sono qui messi a confronto con: le aree sede di manifestazioni della venuta a giorno di fluidi profondi (gas, acque termali o con peculiare mineralizzazione), stabili e storicamente documentate; i pozzi per idrocarburi con gas; le strutture, di importanza regionale o locale, di interesse per la risalita di fluidi profondi. I dati sono tratti dalle banche dati acquisite dal Servizio Geologico o ricavati da bibliografia (Scicli, 1972).

I principali depositi travertinosi si rinvengono: in prossimità di una finestra tettonica di importanza regionale (le cascate del T. Gelana, 1); in placche rocciose a comportamento rigido, interessate da faglie ad alto angolo,  sovrapposte ad unità plastiche e dove, in aree limitrofe, vengono a giorno metano e acque salate (le cascate di Bucamante di Serramazzoni, 2)  o si rinviene metano a profondità di alcune centinaia di metri (Valle de Reno e dintorni, 3 e 4); nella potente successione della Formazione Marnoso-arenacea (5), prossime alle strutture che favoriscono la risalita delle acque mesotermali di Bagno di Romagna, nell’alto Appennino forlivese.

Le relazioni tra presenza di significative LPS e le evidenze di risalita di fluidi profondi in catena (con particolare riferimento a quelle più stabili e di importanza storica), saranno oggetto di approfondimento presso il Servizio Geologico regionale, nell’ambito di un accordo di collaborazione con la Vrije Univesiteit di Amsterdam.

Le  sorgenti pietrificanti rappresentano quindi  una palestra per gli studi interdisciplinari che comprendono le Scienze della Vita e la Geologia; le principali tra esse hanno inoltre un potenziale ruolo di indicatore delle più stabili manifestazioni metanifere in catena, che va studiato ed approfondito.

I contenuti della pubblicazione

“A global review on ambient Limestone-Precipitating Springs (LPS): Hydrogeological setting, ecology, and conservation” 

Le sorgenti sono nuclei di biodiversità che sono minacciati, specialmente dall’impoverimento delle risorse idriche. In questo articolo vengono trattate le conoscenze sulle sorgenti di acqua dolce “fredde” (non geotermiche) che raggiungono una sufficiente sovrassaturazione in carbonato di calcio e che lo depositano attraverso il degassamento dell’anidride carbonica e con l’attività di organismi fotosintetici, generando depositi e forme anche spettacolari: sono queste le sorgenti con precipitazione di carbonato di calcio o LPS.

Gli organismi più caratteristici di questi ambienti sono quelli che favoriscono la precipitazione del carbonato di calcio. Sono: i muschi Palustriella ed Eucladium , l’alga Desmidiacea Oocardium stratum e i Cianobatteri (es. Rivularia). Questi organismi sono sensibili all’inquinamento da sostanze con fosforo. La diversità tra gli invertebrati è modesta ed è massima nelle pozze con interfaccia acqua-ambiente subaereo.

In ambito internazionale, il quadro legislativo per la tutela delle sorgenti è ancora piuttosto lacunoso. Dove disponibile, riguarda tutti i tipi di sorgenti. La situazione in Europa è peculiare, l’unico tipo di sorgenti arealmente diffuse e incluso nella Direttiva Habitat è quello delle LPS, principalmente per gli aspetti paesaggistici di pregio.

Per sostenere il censimento e la gestione delle LPS per soddisfare i requisiti normativi di conservazione, proponiamo un modello concettuale, predittivo delle condizioni in cui le LPS si rinvengono.

Il modello è basato sui fattori predisponente alle LPS:

  • una litologia degli acquiferi con disponibilità di carbonati che giustifichi la sovrasaturazione in carbonato di calcio alla venuta a giorno delle acque
  • intensa infiltrazione di acque lungo discontinuità (zone di faglia, fratturazione, superfici tettoniche)
  • presenza di condizioni idrogeologiche idonee nell’area interessata dalla venuta a giorno delle acque

Il modello è stato validato attraverso il sistema informativo sulle LPS nella Regione Emilia-Romagna (Italia Settentrionale).

Le minacce principali alle LPS sono la captazione di acque, l’eutrofismo, la mancanza di informazione da parte della popolazione e degli amministratori. Nella pubblicazione viene discusso un caso di studio emblematico per dare indicazioni utili alla gestione.

Questa ricerca è dedicata alle LPS ma i risultati dei numerosi studi ecologici nell’Europa Centrale, condotti negli ultimi decenni, hanno chiaramente mostrato come la legislazione di tutela debba essere urgentemente estesa per comprendere tutti i tipi di habitat legati alle sorgenti.

Bibliografia citata

AA.VV (2004) – Carta Sismotettonica dell’Emilia-Romagna, scala 1:250.000. Regione Emilia-Romagna, Servizio geologico. Sismico e dei Suoli..

Cantonati M,  Segadelli S., Ogata K., Tran H.,  Sanders D., Gerecke R., Rott E., Filippini M., Alessandro Gargini A., Celico F. (2016) -  A global review on ambient Limestone-Precipitating Springs (LPS): Hydrogeological setting, ecology, and conservation. Sci Total Environ. 2016 Oct 15;568:624-637.

Scicli A. (1972) – L’attività estrattiva e le risorse minerarie della regione Emilia-Romagna. Modena, Poligrafico Artioli

Come inviare le segnalazioni

Per inviare le segnalazioni di depositi di travertino associati a sorgenti o corsi d’acqua e in contesti naturali dell’Appennino emiliano-romagnolo:

  • via email a
    Stefano Segadelli  e Maria Teresa De Nardo,
    inviando una fotografia e  i dati necessari per ubicarle sulla Carta Tecnica Regionale.
  • Per informazioni telefonare a Stefano Segadelli (051 5278470) e Maria Teresa De Nardo (051 5274649)

Galleria fotografica

Le foto riconducibili con sicurezza a queste evidenze geologiche saranno  pubblicate, con il nome dell’Autore, nella galleria fotografica di questa sezione.

 

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