Parchi, foreste e Natura 2000

Fauna

Parco regionale Gessi Bolognesi e Calanchi dell'Abbadessa

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I mammiferi 

Nonostante l'estrema vicinanza all'area urbana bolognese, il parco ospita numerose specie tipiche della fascia collinare, la cui presenza e distribuzione è in parte influenzata dalle caratteristiche geomorfologiche dell'area. Tra i mammiferi, ad esempio, oltre alle specie più comuni delle colline a ridosso della città - riccio, topo selvatico, arvicole (Clethrionomys glareolus e Pitymys savii), lepre, volpe, faina, tasso, donnola - è da segnalare il mustiolo (Suncus etruscus), una specie a diffusione mediterranea, particolarmente legata agli ambienti xerici. Si tratta di un insettivoro simile al toporagno, ma di dimensioni ancora più ridotte: con i suoi 2,5 g di peso è il più piccolo mammifero europeo. Nel parco è stata inoltre registrata la presenza, sia pure non assidua, del capriolo, che negli ultimi anni sta gradualmente riprendendo possesso dell'ambiente collinare e appenninico, dopo essere stato sterminato circa due secoli fa.  

Gli uccelli

Averla piccolaLa contiguità di versanti esposti e di zone più riparate all'interno delle doline favorisce una notevole diversificazione delle specie di uccelli presenti anche in aree limitate. Nei pressi della Spipola, ad esempio, è possibile osservare a brevissima distanza specie che raramente convivono nello stesso ambiente, come lo scricciolo, che predilige le zone cespugliose e boscose su terreni freschi e umidi, e l'occhiocotto, che frequenta invece quelle in prevalenza costituite da essenze termofile. Nel complesso le specie più caratteristiche sono proprio quelle legate agli ambienti cespugliosi e di transizione tra bosco e coltivi: da segnalare, per la particolare abbondanza, sterpazzola, tortora, succiacapre, averla piccola, strillozzo, quaglia e allodola. La presenza di specie tipiche dei boschi con alberi maturi (picchio verde, rampichino, picchio muratore e varie cince) si limita, invece, ai parchi delle ville e alle fasce boscate lungo Zena e Idice. Altre specie di rilevante interesse sono l'assiolo (noto localmente come chiù), un piccolo rapace notturno abbastanza raro, presente solo nel periodo estivo, la poiana, nidificante e regolarmente presente tutto l'anno, e, lungo i torrenti, il martin pescatore.  

Le altre presenze

Ululone dal ventre gialloGli altopiani gessosi e i soleggiati bordi delle doline, ma spesso anche le praterie cespugliate che delimitano le aree calanchive, offrono condizioni microclimatiche adatte a numerose specie di rettili: oltre a ramarro, lucertola campestre, lucertola muraiola, biacco e saettone, piuttosto comuni in tutta la fascia collinare, si possono osservare anche specie più marcatamente xerofile e termofile, a diffusione più strettamente mediterranea. E' il caso della luscengola, un sauro dall'aspetto decisamente serpentiforme, munito di piccole e rudimentali zampette, che frequenta i prati incolti e cespugliati e i margini dei querceti a roverella. Anche il colubro di Riccioli, un serpente di modeste dimensioni non molto comune nella nostra regione, abita di preferenza gli ambienti più caldi e secchi. La vipera comune, invece, non risulta particolarmente abbondante. Per molti anfibi, la presenza di un sistema carsico che limita drasticamente l'idrografia superficiale, riduce la possibilità di trovare habitat acquatici idonei alla riproduzione: nella zona dei gessi si possono osservare soprattutto specie terricole come rospo comune e rana agile; ancora da confermare sono alcune segnalazioni di geotritone negli ambienti ipogei. Nelle zone calanchive la maggiore disponibilità di acque superficiali consente la presenza di una fauna più abbondante: oltre alla comunissima rana verde, al rospo comune e alla rana agile, si possono trovare con facilità anche raganella, tritone crestato e tritone punteggiato, che spesso coabitano in piccole pozze sui terreni argillosi. Nelle medesime situazioni, come pure lungo i ruscelli che scorrono ai piedi dei calanchi, è possibile osservare il singolare ululone dal ventre giallo, una sorta di rospetto il cui dorso verrucoso color grigio fango contrasta con la vivace colorazione gialla a macchie grigio-bluastre del ventre. Le zone più aride e assolate degli affioramenti gessosi e delle pendici calanchive ospitano anche diverse specie di insetti particolarmente adattate a questo tipo di ambiente: fra le più curiose, Empusa pennata, una mantide dall'aspetto bizzarro ma particolarmente mimetico, e Oedipoda germanica, una cavalletta quasi invisibile quando è posata sul gesso o sull'argilla, ma che al momento di spiccare il volo mostra la vistosa colorazione rossa delle ali.  

La fauna delle grotte

Gli ambienti ipogei, caratterizzati da mancanza di luce, forte umidità e temperatura costante, racchiudono interessanti e complessi ecosistemi. L'oscurità impedisce la crescita delle piante: tra gli animali cavernicoli mancano perciò i consumatori primari, mentre abbondano i predatori e quelli che si nutrono di sostanze organiche in decomposizione. Molti abitanti delle grotte presentano adattamenti assai marcati. Uno dei caratteri più comuni è la riduzione degli occhi, talvolta fino alla totale cecità; è maggiore, invece, lo sviluppo di altri organi sensoriali, come antenne e setole tattili. Un'altra caratteristica è la depigmentazione, cioè la mancanza totale o parziale dei pigmenti: gli animali appaiono spesso di un bianco latteo o di un giallo testaceo. Particolarmente abbondanti sono gli invertebrati, soprattutto crostacei, aracnidi, millepiedi e insetti. Accanto alle specie strettamente legate agli ambienti ipogei, esistono animali che utilizzano le grotte come semplici ripari, luoghi di sosta e riposo: i più noti sono senza dubbio i chirotteri. Per il letargo invernale, il torpore diurno e la riproduzione, numerose specie di pipistrelli, come il miniottero, alcuni vespertili e i ferro di cavallo, utilizzano pareti e anfratti delle grotte. Tra le specie più tipiche c'è il ferro di cavallo maggiore, una presenza rara e importante degli inghiottitoi dei gessi bolognesi. Come tutte le specie della sua famiglia (i rinolofidi) possiede un muso di forma piuttosto strana: intorno alle narici si sviluppano infatti complesse escrescenze carnose note come "foglie nasali", utilizzate per meglio diffondere gli ultrasuoni; tutti i pipistrelli europei, dalla vista debole e dalle abitudini notturne, si orientano nello spazio, individuano le prede e gli ostacoli servendosi degli echi degli impulsi ultrasonici emessi. Il ferro di cavallo maggiore vive solitario o in piccoli gruppi. Nella bella stagione esce dalla grotta a tarda sera e resta a cacciare falene e coleotteri tutta notte, con volo basso, lento e sfarfallante; rientra solo prima dell'alba per cadere subito in uno stato di torpore. A fine autunno inizia l'ibernazione.

 

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pubblicato il 2012/05/28 17:46:57 GMT+2 ultima modifica 2012-05-28T19:46:00+02:00

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